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09 nov 2011

Forse, non dovrei essere qui.



Forse, non dovrei essere qui, al mio pc, seduta sulla mia sedia, vestita con il mio pigiama, con i capelli bagnati dall'acqua del mio bagno in seguito alla doccia calda appena fatta. Già. Probabilmente ora, dovrei essere in un centro di ricovero, stesa su un letto freddo, con le lenzuola bianche che ricoprono il mio corpo, con i capelli legati da una coda alta e, forse, con i miei genitori e mia sorella accanto a me. Delirio? Fantasia? Probabile futuro? Chi lo sa. Sto aprendo il mio post con queste parole, perchè oggi sono andata dal mio psicoterapeuta. In seguito a quello che è successo lunedì (della scoperta del calo di peso), mio padre gli ha inviato una e-mail, scrivendogli che teme "per la salute di mia figlia" (cit.). In più, ha aggiunto che non sta criticando il lavoro ed il percorso che il dottore sta facendo e percorrendo con me, ma ammette che "non vedo miglioramenti: continua a comprare cibi dietetici e ne evita altrettanti" (cit.). Insomma, detta con un italiano molto povero: vorrebbe trovare una soluzione.

Proposta A, (la quale a sua volta si distingue in due alternative):
Alternativa numero uno: in quanto sono "incapace di intendere e di volere" devo essere aiutata da una forza esterna; vale a dire mio padre. Questo comporterebbe andare a pranzo da lui, o comunque sia riuscire a tornare a casa per mangiare.
Alternativa numero due: se non sono in grado si sapermi auto-gestire, bisognerebbe ricorrere alla famosa alimentazione forzata; che equivale a dire che dovrei andare in un ospedale (o centro, come dir si voglia) per fare colazione, pranzo e cena.

Proposta B: imparare a gestirmi da sola.

Ma l'apertura del post non è dovuta precisamente a questo "ultimatum" (che ovviamente mi ha "spaventata" e "intimorita"). Da cosa nasce, dunque?

Da un dato di fatto, chiaro e distinto: peso 48,2 kg (vestita) e di conseguenza, suppongo di essere anche un pochino al di sotto di questa cifra. Lo psicoterapeuta, appena visto il numero, si è allarmato. Deontologicamente parlando, avrebbe dovuto chiamare qualcuno per farmi ricoverare: lo stare sotto i 48 kg, è segnale di pericolo e di minaccia (detta sempre in maniera "molto spiccia": lo psicoterapeuta ha utilizzato altre parole, ma ora non sono proprio in grado di riportarle per filo e per segno, in quanto le ho volute rimuovere dalla mia testa). Potrei avere un collasso, un crollo. Il mio psicoterapeuta sarebbe addirittura perseguibile giuridicamente, nel caso mi fosse accaduto qualcosa nel ritornare a casa, per esempio. Per un solo istante, mi sono immaginata nel letto di un ospedale e, per quel momento, ho avuto paura ed il sangue mi si è gelato. La mia mente poi, ha voluto riportarmi diritta alla convinzione che, in fondo, non è nulla di grave. Ma allo stesso tempo, provo e stento con tutte le mia forze, a riconoscere la situazione che mi si è presentata oggi pomeriggio: sono costretta ad aumentare di peso, a rimettere quei 3-4 kg che ho perso. Ed in fretta. 

Il problema è che se lo facessi, non lo farei per me. Sono portata ad agire per volere degli altri e non perchè sono convinta della gravità della situazione. Nonostante stia arrecando dispiacere, timore, arrabbiature e nonostante veda mio padre sempre più stanco di tutto questo, io non reagisco e "me ne sbatto". E' brutto dirlo, lo so. E così, pur sapendo tutto questo, continuo a non mangiare a pranzo cinque giorni su sette; vale a dire da quando è iniziata l'Università: da Ottobre. 

Ora, questi 52-53 kg che dovrei raggiungere, mi sembrano essere quei 57 kg che detestavo quando ero sopra i 50 kg. E la voglia di rivederli stampati sulla maledetta bilancia, non c'è affatto.

Riuscirà Zara a risolvere la situazione? Lo vedremo nella prossima puntata..

4 commenti:

  1. Sai come si fa? Fermati per un pò... un bel pò, lascia che il terapeuta/papà e chi altro vuoi si abitui a vederti con questo peso e con questo fisico. Quando tutti saranno convinti che stai bene, ricomincia a calare. Anche a me avevano detto di fermarmi a 50... ma sono già a 45. Ti abbraccio forte

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  2. ciao zara, mi sento di dirti di provare uno psichiatra che qui a Roma è molto conosciuto ed esperto sulla questione, e che si occupa da anni solo di Disturbi del Comportamento Alimentare e che in quanto tale, SA, diversamente dal cumulo di psichiatri-psicoterapeuti che circolano in giro, di cosa parla e come trattare questo problema e anche le persone che ti stanno attorno.
    io lo conosco da aprile ed è una bella persona che mette serenità solo parlando. si chiama Massimo Cuzzolaro e lo studio è in Via Savoia 72 a roma e il numero per un appuntamento è il seguente: 06/8541180.
    soffro anche io di dca e volevo darti un piccolo aiuto. prova ad incontrarlo anche una sola volta. ciao

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  3. A chi si firma Petite:
    ora che i tuoi si sono abituati a vedere quel peso e quel fisico, la volta che andrai al di sotto di quel che il tuo fisico si è abituato a sopportare non ci sarà più il tempo perché possa adattarsi.

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  4. Zara,il fatto è che in questa tua lotta sei davvero la determinazione fatta persona, ed il tuo è un modo d'essere: che il mondo ti veda per come sei realmente, perfetta, senza peso. Leggendoti si intuisce un contegno inespugnabile. E credo che la tua anima, anche se ferita, potrebbe affrontare tutto. Ma il tuo corpo forse no...non vuoi dargli la possibilità di farcela? Vedi,il dottore ti dice quando la situazione precipita. Ma hai pensato che il tuo corpo potrebbe non fare in tempo ad avvisarti?

    G.

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