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19 ott 2011

Falsità.



E' già la seconda volta che capita di stare sull'orlo del pianto davanti agli occhi del mio psicoterapeuta. Tento in ogni modo di cacciare via le lacrime, ma rimangono fisse nelle mie pupille, facendomi vedere tutto offuscato. Annego nel mio dolore.

Esigo la perfezione non solo per il corpo, ma anche per altri aspetti: essere sempre e costantemente troppo puntuale, organizzare nei minimi dettagli le cose.
Psicoterapeuta: "Perchè ad esempio sei sempre puntuale?"
Io: "Perchè esigo che anche gli altri lo facciano con me: se qualcuno ritarda anche di un solo minuto, mi dà fastidio. Io mi sono sforzata per arrivare prima, mentre lui se ne è fregato"
Psicoterapeuta: "Metti caso che incontri qualcuno per la prima ed ultima volta: che bisogno ci sarebbe di arrivare prima, o di esigere lo stesso tipo di atteggiamento riguardo la puntualità?"
Io: "Almeno gli faccio vedere che nonostante sia l'unica volta che ci vedremo, che io sono puntuale"
Psicoterapeuta: "Allora lo fai per te stessa, e non per gli altri: ti dimostri da sola che sei brava e diligente"

Qualsiasi cosa io faccia, lo faccio solo ed esclusivamente per me stessa. Questo io lo chiamo egoismo. Il mio psicoterapeuta, lo chiama invece narcisismo: in fondo ogni essere umano ha un pò di egoismo dentro di sé. Anche nelle relazioni d'amore stesse: a lui conviene stare con la moglie perchè sa che lo ricambia, perchè è l'unica che può soddisfare i suoi "standard" (non ha utilizzato questa parola esatta, ma il senso è questo).

Si è parlato poi della mia anaffettività: ho lasciato il ragazzo con cui stavo da un mese e poco più. Motivo? E' il solito: non provo nulla di nulla. Sono come un pezzo di pietra. Ho provato a resistere, a dirmi "Magari domani andrà meglio"; ma il fatto è che non pensavo mai a lui, non lo cercavo mai, non avevo le farfalle nello stomaco quando lo vedevo. Qunidi, mi è sembrato a dir poco inutile continuare: almeno in alcune cose, sono schietta e sincera con me stessa.
Verso la fine della terapia, dopo tutto quello che mi veniva replicato ed al quale io non sapevo contrabbattere, ecco sentire l'amaro della rabbia trasformato in lacrime: gli occhi sono diventati lucidi e non riuscivo a deglutire.
Psicoterapeuta: Che cos'hai?
Io: E' che mi sono stufata.
Psicoterapeuta: Di cosa?
Io: Odio quando qualcuno mi corregge, mi dice che non devo comportarmi in una certa maniera, che quello in cui ho creduto è tutto falso, che io sono falsa, che sono egoista, stronza. Mi dà fastidio e non lo sopporto.

Forse ora non ho voglia di ricordare e di trascriverlo sul pc perchè rievocherebbe un momento in cui ho desiderato davvero sparire e non esistere; ma la terapia è finita con una frase che mi ha colpita come una lama tagliente diritta nel petto:


"E' normale: la falsità di cui parli è la tua malattia. Smontarti in tale maniera, significa farti crollare tutto quello per cui hai combattuto, e questo è doloroso. Ma purtroppo, questo è essere malati".



Con tutto il dolore, Zara.



3 commenti:

  1. E' doloro e duro sentire queste parole ma con amarezza penso anche che forse doveva venire il momento. Per "guarire" o quanto meno combattere qualcosa bisogna prima affrontarla e ciò significa passare una fase di dolore atroce che può durare un'infinità di tempo come un instante. Ma questo non solo per questa malattia ma per ogni cosa che affrontiamo. E il dolore è parte di noi, così come l'egoismo. Dobbiamo affrontarlo, non fuggirlo. Fa male, è ingiusto, e smonta via tutto ciò in cui credevamo, ma, purtroppo, o per fortuna, fa parte di noi e PUO' aiutarci.
    Ti stringo con tutto l'amore del mondo.
    Claire

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  2. Prova ad amare un pò di più e forse sentirai la sensazione delle farfalle nello stomaco.
    Io ti amo tanto, anche se tu non ami me, non come vorresti, non abbastanza.
    Come a volte succede anche a me.
    Noi non siamo abituate ad AMARE.
    Forse dovremmo smettere di pensare a quello che la malattia ci fa essere, ci fa sentire, dovremmo smetterla con questo narcisismo, dovremmo smetterla di vivere di illusioni ed invece di arrabbiarci dovremmo proprio piangere.

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  3. Pensa un pò come cambiano le cose, adesso ci sono anche io qua sopra, desideroso di sfogare un pò dello schifo che c'è dentro di me.
    Comunque pretendo i diritti del dottore. Io codeste cose te le ho dette quella giornata a casa tua, quindi lui sfonda porte già aperte. Quello per cui tutti lavoriamo ormai, non è il fartelo capire, ne sei più cosciente di tutti noi messi insieme, ma è farti cambiare il punto di vista. Piccola riccia, perché non vuoi aiutarti la metà di quello che vorremmo noi poter fare per te..

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