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03 set 2011

Citando Milan Kundera, in "L'insostenibile leggerezza dell'essere".

Dialogo fra Skreta e Jakub (parlando di Olga):
J: E lei come sta?
S: I soliti disturbi delle donne dai nervi fragili.
J: Ti ho pur scritto che razza di vita ha avuto.
S: La maggior parte delle donne viene in queste terme per trovare fecondità. Ma nel caso della tua protetta, sarebbe meglio che non abusasse della sua fecondità. L'hai mai vista nuda?
J: Santo Dio, no!
S: E allora guardala! Ha due seni minuscoli che pendono dal suo torace come due prugne. Le si vedono tutte le costole. D'ora in avanti, osserva meglio la cassa toracica della gente. Un vero torace deve essere aggressivo, proteso verso l'esterno, deve allargarsi come assorbire il maggior spazio possibile. E invece ci sono gabbie toraciche che stanno sulla difensiva, che arretrano di fronte al mondo esteriore; sono come una camicia di forza che si stringe sempre più intorno alla persona finché, un bel giorno, la soffoca completamente.
(Tratto da "Il valzer degli adii").

Tereza è nata nata dal brontolio di uno stomaco. [...] Non c'è da meravigliarsene, non aveva né pranzato né cenato [...]. Ma chi non pensa al proprio corpo, ne diventa più facilmente vittima. [...] Tereza quindi è nata da una situazione che rivela brutalmente l'inconciliabile dualità di corpo e anima. [...] Lei cercava di vedere se stessa attraverso il proprio corpo. Per questo stava così spesso davanti allo specchio. E avendo paura di essere sorpresa dalla madre, gli sguardi che dava allo specchio avevano il marchio di un vizio segreto. Quello che l'attirava verso lo specchio non era la vanità bensì la meraviglia di vedere il proprio io. [...] Credeva di vedere la sua anima che le si rivelava nei tratti del suo viso. Si guardava a lungo e a volte la contrariava vedere sul proprio viso i tratti della madre. Allora si guardava con più ostinazione, cercando con la forza della volontà di cancellare la fisionomia della madre, di sottrarla, così da far rimanere solo ciò che era lei stessa. [...] E se Tereza ha movimenti nervosi, se nei suoi gesti manca una certa grazia lenta, non ce ne dobbiamo meravigliare: quel grande gesto della madre, violento ed autodistrttuivo, è rimasto in Tereza, è diventato Tereza. [...] Adesso possiamo capire meglio il senso del vizio segreto di Tereza, i suoi continui e lunghi sguardi nello specchio. Era una lotta con la madre. Era il desiderio di non essere un corpo come gli altri corpi. [...] Non era facile perchè l'anima, triste, timida, spaurita, si nascondeva nel fondo delle viscere di Tereza e si vergognava a mostrarsi.

Chi tende continuamente "verso l'alto" deve aspettarsi prima o poi d'essere colto dalla vertigine. Che cos'è la vertigine? Paura di cadere? [...] La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.

Un dramma umano si può sempre esprimere con la metafora della pesantezza. Diciamo ad esempio, che ci è caduto un fardello sulle spalle. Sopportiamo o non sopportiamo questo fardello, sprofondiamo sotto il suo peso, lottiamo con esso, perdiamo o vinciamo.

E se le varie parti del suo corpo avessero cominciato ad ingrossare e a rimpicciolire in modo da togliere ogni somiglianza con Tereza, sarebbe stata ancora lei, ci sarebbe stata ancora una Tereza? Ma certo. Anche se Tereza fosse stata del tutto diversa da Tereza, la sua anima, dentro, sarebbe stata sempre la stessa e non avrebbe potuto che guardare con terrore quello che stava accadendo al suo corpo. Ma allora, che rapporto c'è fra Tereza e il suo corpo? Il suo corpo ha diritto al nome "Tereza"? E se non ne ha diritto, a che cosa si riferisce quel nome? Solo a qualcosa di incorporeo, di intangibile? [...] Tereza è immobile davanti allo specchio, ammaliata, e guarda il proprio corpo come se le fosse estraneo; estraneo eppure assegnato proprio a lei. Ne prova disgusto. [...] All'improvviso vorrebbe poter licenziare quel corpo come si fa con un domestico.
(Tratti da "L'insostenibile leggerezza dell'essere).


Zara.

5 commenti:

  1. Devo leggerli entrambi! Sono già in lista.. Ottimi consigli, come sempre. E citazioni azzeccate. Bacio :*

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  2. L'insostenibile leggerezza dell'essere mi è piaciuto moltissimo, l'ho letto un due mesetti fa!
    Bellissime citazioni. Ti abbraccio!

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  3. Smettila di leggere, sentire, vedere queste parole, che ti si ficcano ancora più profondamente nell'animo.
    Se vuoi guarire devi cambiare, e non si può cominciare cambiando radicalmente se stessi, ma cercando di circondarsi da un mondo diverso, da qualcosa che non ti faccia venire altre idee, che non ti faccia pensare a certe cose, che non ti faccia rimuginare.
    Smettila, per favore. Perché c'è tanta cosa al mondo buona, non andar sempre a cercare la peggiore. Cerca la soluzione, non la spiegazione.

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  4. E' da una vita che mi riprometto di leggerlo e credo che sia arrivato il momento di farlo! Grazie, i tuoi post li leggo sempre tutti d'un fiato..<3

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