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07 set 2011

Citando Jean-Paul Sartre, in "Nausea".

M'è accaduto qualcosa, non posso più dubitarne. E' sorta in me come una malattia, non come una certezza ordinaria, non come un'evidenza. S'è insinuata subdolamente, a poco a poco; mi sono sentito un pò strano, un pò impacciato, ecco tutto. Una volta installata non c'è più mossa, è rimasta cheta, ed io ho potuto persuadermi che non avevo nulla, ch'era un falso allarme. Ma ecco che ora si espande. [...] Sono io, credo, che son cambiato: è la soluzione più semplice. Ed anche la più spiacevole, ma infine debbo riconoscere che sono soggetto a queste trasformazioni improvvise. Gli è che io penso assai di rado; perciò si accumula in me una piccola folla di metamorfosi senza ch'io ci badi, poi un bel giorno avviene una vera rivoluzione. E' questo che ha dato alla mia vita un aspetto angoloso, incoerente.

Allora la Nausea m'ha colto, mi son lasciato cadere sulla panca, non sapevo nemmeno più dove stavo; vedevo girare lentamente i colori attorno a me, avevo voglia di vomitare. Ed ecco: da quel momento la Nausea non m'ha più lasciato, mi possiede.

La Nausea non è in me; [...] son io che sono in essa.

La vera natura del presente si svelava: era ciò che esiste, e tutto quel che non avevo presente, non esisteva. Affatto. Nè nelle cose e nemmeno nel mio pensiero. Certo, avevo capito da un pezzo che il mio presente mi era sfuggito. Ma fino a quel momento credevo che si fosse soltanto ritirato fuori della mia portata.

Mi stava di fronte e s'era impadronito della mia vita per rappresentarmi la sua. Non m'accorgevo più che esistevo; non esistevo più in me, ma in lui. [...] Io non ero che un mezzo per farlo vivere, lui era la mia ragion d'essere, mi aveva liberato da me stesso. Cos'avrei fatto ora? [...] La Cosa, che aspettava, s'è svegliata, mi s'è sciolta addosso, cola dentro di me, ne son pieno..Non è niente: la Cosa sono io. L'esistenza liberata, svincolata, rifluisce in me. Esisto.

Ho voglia di vomitare - e d'un tratto, ci siamo: ecco la Nausea. Una bella crisi, che mi scuote da capo a piedi. E' un'ora che la sentivo venire, soltanto non volevo confessarmelo. [...] Ed io - fiacco, illanguidito, osceno, digerente, pieno di cupi pensieri - anch'io ero di troppo. Fortunatamente non lo sentivo, più che altro lo comprendevo, ma ero a disagio perchè avevo la paura di sentirlo ( anche adesso ho paura - ho paura che questo male mi prenda da dietro la testa e mi sollevi come un'onda). Pensavo vagamente di sopprimermi, per annientare almeno una di queste sensazioni superflue. Ma la mia stessa morte sarebbe stata di troppo. Di troppo il mio cadavere, il mio sangue [...]. E la carne corrosa sarebbe stata di troppo nella terra che l'avrebbe ricevuta, e le mie ossa, infine, ripulite, scorticate, nette e polite come denti, sarebbero state anch'esse di troppo: io ero di troppo per l'eternità.

La Nausea mi lascia un breve respiro. Ma so che ritornerà: è il mio stato normale. Soltanto, oggi il mio corpo è troppo esasusto per sopportarla. Anche i malati hanno delle felici debolezze che gli tolgono per qualche ora la coscienza del loro male. Mi annoio, ecco tutto. Ogni tanto sbadiglio così forte che le lacrime mi scendono giù per le guance. E' una noia profonda, profonda, il profondo cuore dell'esistenza, la materia stesso di cui sono fatto.


Zara.

1 commento:

  1. E' stupendo questo pezzo...anch'io soffro spesso di nausea e penso di poter capire come si sta...nausea di noia...povere noi...

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