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01 ago 2011

Finte ma salde sicurezze.

Spesso, mi ritrovo a pensare al motivo per cui mi trovo ancora qui, in questa situazione macabra. Di certo, posso assicurare che non la augurerei neanche al mio peggior nemico. Non sono così cattiva, o così egoista (come mi accusa di essere mio padre); ricordo ancora quando da piccola mi ritrovavo a vedere in tv programmi che parlavano di questi problemi alimentari. In quei momenti pensavo "Ma come possono privarsi di cotanta bontà?". Ora, però, non sono riuscita ancora a darmi una risposta, pur vivendo tutto questo da dentro, dal mio inferno personale. Detesto stare a contatto con la gente, perchè non voglio che mi vedano mangiare, mi vedano lievitare di fronte a loro, o che mi vedano a priori. Non sono mai soddisfatta di me stessa, allora perchè dovrei farmi vedere in giro? Mi sento come un pagliaccio, un giullare vagante per le strade: tutti ridono di me. Mi dà fastidio la sola idea di dover mangiare davanti alla gente. Con i miei, è un conto (anche se poco sopportabile, ovvio). Ma se si tratta di sconosciuti, conoscenti..questo non lo posso tollerare. Magari potrebbero pensare "Ma quanto mangia..", "Ma che schifo..". Pippe mentali? Forse. E chissene, aggiungerei. E' ricominciato infatti il periodo di "isolarsi", "non uscire", "non voler vedere  più nessuno". E mio padre che mi sta alla calcagne dicendomi che devo uscire, parlare con la gente, socializzare, entrare in comunicazione con qualcuno, divertirmi, ridere, andare a cena fuori, stare con gli amici. Mi "accusa" di star diventando come mia madre. Il che non è un complimento, sia chiaro. Lei, se sa che deve vedersi con qualcuno, o c'è qualcuno che sta per venire a casa sua,  inizia a sbuffare e ad alzare gli occhi al cielo. Onestamente, non so il motivo per cui si comporta così: ho provato a pensarci ma non mi viene in mente niente. Ma di certo il mio non è come il suo. Io odio stare con la gente perchè questo significa uscire, farmi vedere, espormi, "mettermi in competizione" con gli altri. Ed uscire, a sua volta mi porta a non bere per tutto il giorno, perchè non voglio che la mia pancia si gonfi inesorabilmente. Lievito molto facilmente già quando mangio, e figuriamoci se bevo. Così, sono costretta a non bere per tutto il giorno, fino a quando non torno a casa, avendo la certezza che non dovrò più uscire.


Tema "ragazzo": ho "lasciato" (ma siamo mai stati insieme?) il famoso coetaneo che avevo iniziato a frequentare. Purtroppo, cosa avrei voluto evitare, gli ho dovuto dare una causa fondata. Ed indovinate un pò? Ho sfoderato la mia arma segreta, alla quale i maschi non sanno come reagire o cosa dire: il mio DCA. Cioè, non è che era una scusa. Anzi, era palesemente la verità. Dopo tutto quello che gli ho spiegato (che non provavo emozioni con nessuno, che non dipendeva da lui, che una cosa del genere non si può "affrontare insieme"; è una cosa mia e devo uscirne io), lui ha avuto "il coraggio" di ammettere (poverino, che colpa ne ha?) che non avrebbe mai pensato che io soffrissi di disturbi alimentari. Ecco, quando una persona (amica o sconosciuta che sia) vi dice una cosa del genere, il mio primo pensiero è stato "Ma allora, tutte le frasi degli amici, dei genitori che mi dicevano che sono piuttosto magra, che ero sottopeso, erano tutte balle? Quindi in realtà, non sono ancora abbastanza magra? Tutto questo peso perso, non è bastato?". E questi, non sono bei pensieri, di certo non ti aiutano. Sono come delle martellate che pulsano nella mente, incessanti, sempre più acute e sempre più dolorose. Non fanno altro che peggiorare la situazione. E questo, vorrei aggiungere, è stato il secondo commento del genere. Ne ho ricevuto un altro simile (per lo meno io l'ho interpretato così e se anche avessi sbagliato la mia mente non fa altro che vederla in questo modo) . E siamo a due. Ci sono stata davvero male. E forse è proprio questo a trattenermi ancora qui. Non sono ancora pienamente cosciente di me stessa, di quello che sono, e come sono. E' per questo che rimango qui, dietro queste sbarre luccicanti d'oro. E' un'agonia, ma allo stesso tempo una certezza, una sicurezza in più. Se non fossi così, di certo sarei rimasta ai miei traballanti 62/65 chilogrammi. Eppure, anche ora non mi sento soddisfatta (causa commenti, o causa me?). Rimarrò nel dubbio, o prima o poi mi si illuminerà una lampadina all'improvviso? E' brutto da dire, ma io spero nel primo caso, ancora ed ancora. Come non mai.

pS: Sono in vacanza, e fortunatamente è stato portato il pc portatile. Spero di poter aggiornare spesso, anche se la vedo un pò dura. Comunque sia, vi saluto con tutto il mio cuore, e vi mando un bacione. Vorrei leggere righe felici e serene nei vostri blog. E spero che prima o poi lo sarete davvero. Un saluto speciale a Thana, Yuki, e LoveToBeBones che ha compiuto gli anni proprio ieri.

Zara.

5 commenti:

  1. Stare in mezzo alla gente crea competizione, come hai detto; il punto è che è già difficile reggere la competizione con i mostri mentali da noi creati.

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  2. Non moltissimo tempo fa avevo scritto un post praticamente identico alla prima parte di questo. Mangiare in pubblico, essere guardata, sono cose che non sopporto nè con i conoscenti (ma si fa uno sforzo) nè con gli sconosciuti (qui lo sforzo non conta perchè mi blocco).
    E credo anche di capire quel che intendi quando dici che quei commenti ti fanno insospettire e non sentire poi tanto magra. Purtroppo non so se si accenderà una lampadina o arriverà l'illuminazione, spero soltanto che qualcosa accada e che ti faccia vedere più chiaramente ciò che sei.
    Buone vacanze e divertiti (:
    See ya

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  3. "Detesto stare a contatto con la gente, perchè non voglio che mi vedano mangiare, mi vedano lievitare di fronte a loro, o che mi vedano a priori. Non sono mai soddisfatta di me stessa, allora perchè dovrei farmi vedere in giro?"
    Monologo stupendo e che faccio spesso anch'io.
    Per il raqazzo ci sarei rimasta male pure io, detto sinceramente. Ma la gente non capisce e anche io quando sfodero la mia 'scusa' dei dca (che poi, per l'appunto, non è mai una scusa, ma qualcosa che spiega anche determinati comportamenti) le persone mi guardano come fossi un alieno e dicono 'oddio..mi dispiace, non l'avrei mai detto, tu stai bene'. Questo 'tu stai bene' mi sta' stretto da una vita, oramai. Mi è successo un episodio simile anche ieri: ero dai nonni, in montagna, del ragazzo che frequento e sua nonna per l'ennesima volta mi ha fatto notare che mangio poco e mi ha iniziato a chiedere se il pane lo mangiavo, se mangiavo la pasta e simili, ho detto di si (è la verità) e lei mi guarda e fa 'Si, ma poi va che belle COSCIOTTE che hai'. L'ho collegato subito al fatto che sono sproporzionatamente grosse rispetto al resto del corpo (ed è vero anche questo). Ci sono rimasta di merda. Poi si è corretta dicendo che intendeva dire belle, non grosse. Mi sono nascosta anche in bagno a piangere, continuandomi a ripetere che sono una perdente, non faccio mai abbastanza. Quanto odio per la gente!
    Ti abbraccio (L).

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  4. Credo che sia solo una questione di buona fede. Chi non conosce, non sa e non immagina..vede la bellezza nelle cose. La gente che ti ama vede il tuo dolore e non finge per consolarti, perchè la bellezza è al di là della forma. Ma i commenti degli uni o degli altri ti creano sospetto comunque.. Non tormentarti. Accettali e fanne tesoro.

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