Pagine

16 ago 2011

Citando "Cime tempestose", di Emily Brontë.



[Dialogo tra Catherine e Nelly]
C - L'armadio nero? Quale armadio nero? - domandai. - Lei parla in sogno!
N - E' contro il muro, come sempre. Ha un aspetto strano: ci vedo una faccia!
C - Non ci sono armadi, nella camera, e non ce ne sono mai stati, - dissi, rimettendomi a sedere; e sollevai le tendine del letto per poterla sorvegliare.
N - Non vedi tu quella faccia? - mi chiese ancora guardando fissamente lo specchio.
Per quanto dicessi, non fui capace di convincerla che era la sua; allora mi alzai e coprii lo specchio con uno scialle.
N - C'è sempre, di dietro - insistette con ansia, - E s'è mossa. Chi è? Spero che non verrà fuori quando te ne sarai andata! Oh, Nelly, in questa stanza ci sono gli spiriti! Ho paura a restar sola!
Presi la sua mano nella mia e la pregai di calmarsi: era tutta scossa da sussulti e voleva tenere gli occhi fissi allo specchio.
C - Non c'è nessuno qui, - ripetei. - Era lei stessa, signora, lo sapeva bene anche lei un momento fa.
N - Io stessa! E l'orologio suona mezzanotte! Ma allora è vero! E' spaventevole!
Afferrò nervosamente il lenzuolo, e se ne coprì gli occhi. Io cercai di raggiungere la porta, con l'intenzione di chiamare il signor Linton, ma uno strillo acuto mi richiamò: lo scialle era scivolato giù dallo specchio.



["Monologo" di Catherine]
Ed io sono fuggita disperata in questa camera. Appena chiusa la porta, ho visto tutto scuro intorno a me, d'un tratto, e son caduta per terra. Non avevo potuto spiegare a Edgar come mi sentissi certa di avere un accesso o di diventar pazza furiosa [...]. Non ero più capace di comandare alla mia lingua e al mio cervello, ed egli, forse, non indovinò la mia agonia. [...] Nelly, voglio dirti cosa pensavo, che cosa mi passava e ripassava nello spirito, fino a farmi temere della mia ragione. Io pensavo, mentre stavo distesa con il capo appoggiato alla gamba di quel tavolo e i miei occhi discernevano vagamente il quadrato grigio della finestra, pensavo di star qui chiusa nell'alcova di quercia a casa; ed il mio cuore era gonfio di qualche gran dolore, che svegliandomi, non avevo potuto ricordare. Riflettevo, mi sforzavo di scoprire cosa fosse mai, e stranamente mi accorgevo che gli ultimi [...] anni della mia vita erano come scomparsi dal mio spirito! Non mi pareva nemmeno più che ci fossero stati. [...] Non saprei dire perchè mi sentissi così profondamente infelice: dev'essere stato un momento di follia, se non ne vedo, ora, la ragione. [...] Oh, io brucio! Vorrei essere all'aperto! Vorrei essere ancora una fanciulla, mezzo selvaggia, fiera, libera, che se ne ride delle ingiurie, invece d'impazzirne!
Zara.

2 commenti:

  1. Mi piace questo post, quindi è così che ti senti? Vorresti ridere delle ingiurie? Puoi riuscirci e, un piccolo appunto: io ti trovo bellissima! ^-^
    *Un abbraccio forte*

    RispondiElimina
  2. Wow ma che fighi i tuoi blog! Mi sono aggiunta tra i lettori... fai un salto da me se ti va!

    Un bacio, Serena.

    RispondiElimina