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29 lug 2011

Ci provo, ma non ci riesco.

Solitamente, mi ritrovo seduta per terra in camera, con le gambe piegate contro il petto e le mani intrecciate sulle caviglie. La mia bocca poggia sulle ginocchia, gli occhi sono aperti e sembrano essere stati inglobati dalla notte entrata dalla finestra. Mi dondolo, quasi a volermi cullare per sentirmi più protetta in questa casa vuota. I miei capelli ricci sono sciolti e ricadono pesantemente sulle spalle e sulla schiena; la capigliatura selvaggia e aggressiva contrasta molto col pallore del viso e con lo sguardo smarrito, come quello di un cerbiatto intrappolato dalle fauci di una tigre. Sento un dolore lancinante all'altezza del petto, e per combatterlo comincio ad accarezzarmi delicatamente la pelle, come avrebbe fatto una madre che attende che la sua bambina si addormenti fra le sue braccia. Immersa in questo silenzio scuro mi sento sola. Non è una solitudine semplicemente esteriore: sono abituata a rimanere a casa. Ma mi sento ugualmente impregnata di una sensazione di abbandono che mi accompagna ovunque, da quando andavo a scuola, durante le serate con quelle che vengono chiamate amiche, a casa con la famiglia ed infine, da sola. Questa sensazione di vuoto sconfinato dura ormai da molto tempo; quando ci penso, non vi trovo mai un principio certo, definito. Eppure nella mia memoria appare sempre un'immagine, un avvenimento risalente a quando avevo sedici anni. Quella battuta, quella dannata frase che ha fatto scaturire tutto questo. E' stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. O forse è stato solo un pretesto.
 Mi tasto il torace, il ventre, e mi sembra che ci sia troppa carne che mi impedisce di sentire le ossa. Inizio a tremare. “Sono ingrassata”, mi dico. Mi tasto la pancia, le braccia, i fianchi, i glutei, il collo, le gambe; tocco il corpo sempre più velocemente, con sempre maggiore frenesia, perché  mi dà la conferma dell'avvenuto aumento di peso. O così percepisco. Cerco  il riflesso nel vetro della finestra della mia stanza e, benché non riesca a vedere che un'ombra di  me stessa, mi sembra che il viso sia diventato più paffuto.
Mi precipito nel corridoio, sentendo il grasso del corpo rimbalzare ad ogni mio rapido passo. Raggiungo l'ingresso dove vi è appeso un grande specchio. Mi fermo ansimando a qualche metro di distanza da esso; ho paura di specchiarmi, ma devo togliermi quel dubbio che mi attanaglia lo stomaco. E alla fine mi ci  pose di fronte. Questi miei occhi scuri sono così vuoti, quei capelli neri e ricci sono così opachi, questo viso è così brutto e questo mio dannato fisico così rotondo e formoso che il desiderio di rompere lo specchio e strapparmi via la carne mi azzanna la mente con una furia tale che mi accascio a terra per sopportare i boati nella mia testa.

“Come sei bella!”

“Accidenti, che bel fisico!”


Questi commenti sono come fastidiose api pungenti. Avrei voluto escluderli, dimenticarli, non averli mai sentiti. Eppure questi continuano a riecheggiare dentro di me. Non li voglio ascoltare, non è vero nulla di ciò che mi dicono gli altri. Sono solo menzogne dette per accontentarmi, per farmi sentire bella e importante. Ma sono completamente inutili, non creano alcun effetto su di me, se non un maggiore odio verso me stessa. Tento di controllare i pensieri, di ricacciarli in quel cassettino della mia mente che a fatica contiene dolori e paure. Ma ogni giorno diventa più difficile richiuderlo, sigillarlo, perché il desiderio di essere inondata da quei vortici e cessare di esistere diventa sempre più forte. Mi guardo e vedo un corpo che è cresciuto troppo, che si è evoluto troppo, vedo nuove forme che non accetto. Vedo un corpo ricoperto da grasso. Non mi capacito di come ciò possa essere accaduto. Piango e guardo quel dolore che cresce e si espande dentro di me e mi storpia il volto, mi consuma le lacrime. Non mi piace il mio corpo e più continuo a guardarlo, più me lo faccio odiare. A volte lo vedo troppo flaccido, a volte troppo rotondo, nonostante continui ad allenarmi di nascosto. Forse mangio troppo?

pS: Auguro a tutte voi delle buone vacanze. Io, per tutto il mese di Agosto, starò fuori. Paure? Tante, forse troppe..e penso che sia inutile specificare quale in particolare.

Zara.

3 commenti:

  1. Mi rispecchio in ogni tua parola, pensiero.
    Auguro anche a te delle piacevoli vacanze, mi raccomando, cerca di svagarti e stare bene, te lo meriti!
    Hug.

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  2. Che poi è strano, più ripetono che sei bella e più si alza il muro su cui quella parola rimbalza e spesso ci vergogna quando ci fanno questi complimenti.
    E' tutto molto familiare e me ne dispiaccio, per me e per te.
    Buone vacanze Zarina, divertiti finchè puoi e più che puoi. Torna presto (:

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  3. Zara...ti sono vicina e mi dispiace tanto, so come ti senti, pensa che io mi ritrovo a controllarmi sopra pensiero anche in presenza di altre persone, oramai è diventato naturale...*Ti abbraccio forte*

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