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08 apr 2011

Sempre più in basso.

Non so più come reagire.

Ieri il terapeuta cognitivo mi ha "fatto esporre" al mio corpo. Mi ha fatto portare da casa una maglietta che io non avrei mai indossato, in quanto attillata; sicché me l'ha fatta indossare per "espormi al problema" (cit.). Panico. Ansia. Paura. Teoricamente mi voleva dimostrare anche che, se avessi mangiato un panino, il mio ventre non si sarebbe gonfiato, ma siccome poi era finita l'ora, mi ha misurata ugualmente la circonferenza (81.2 cm) e la vita (67 cm). Non so cosa possano significare tali cifre: sono numeri altissimi secondo me e sono sicura ancora di essere "troppo". A parte ciò, poi mi ha pesata (51.9 kg, nonostante fossero 5 giorni che non andavo in bagno) e apparivo relativamente soddisfatta in quanto il giorno precedente avevo mangiato una fetta di ciambellone e questo mi aveva procurato dei sensi di colpa.

Tornata a casa però, mio padre mi ha chiesto come fosse andata, se mi aveva pasata e nel caso quanto ero e come stava procedendo la terapia. Gli ho riferito il tutto, e, non aspettandomelo, ha iniziato a discutere, dicendomi che non vedendo progressi, per lui è quasi inutile che io vada dal dottore, che il peso continua a scendere o che comunque non aumenta più di una certa cifra, che non sa più che pensare. E sinceramente, credevo che fosse finita lì. Stamane, però, mentre mi stavo preparando per andare a scuola, con tono più cupo, mi ha imposto che io riferissi, alla prossima terapia, allo psicologo di doverci vedere d'ora in poi solo due volte al mese (e non più quattro); e nel caso il dottore avesse qualcosa da ridire o comunque volesse chiarire qualcosa, lo avrebbe dovuto chiamare per parlare dell'evento. Ha anche enunciato che si è stufato di sborsare 320 euro al mese per una terapia che non dà risultati, esiti positivi: io non ho cambiato atteggiamento, non vede alcun progresso ed il mio peso rimane sempre lo stesso o, per lo meno, non è che aumenti come lui desidererebbe. E, come ciliegina sulla torta, ora mio padre vuole che ritorni a fare la solita merenda il pomeriggio.

Sono uscita di casa, per andare a comprare le sigarette, e lungo la strada sono scoppiata a piangere, all'improvviso: il respiro si faceva sempre più corto e non ero capace di smettere, di fermarmi,  e di placare tutto questo. Ho cercato di contenermi dal tabaccaio, ma la voce era strozzata. Anche a scuola avevo un'aria da "ragazza suicida", in quanto c'è stato un momento in cui un mio caro compagno mi ha chiesto che cosa di strano avessi oggi, e per poco non scoppiavo in lacrime, nuovamente.

Ed ecco che mi ritrovo qui a scrivere, tentando di scaricare tutto questo magone che tengo dentro e viaggia con me. Ultimamente, scoppio in pianti isterici (di nascosto, logicamente) e lo trovo molto difficile cercare di controllarmi. Persino a pallavolo: durante la partite, quando l'allenatore mi fa uscire dal campo, corro nello spogliatoio e piango, piango, piango. Dopo aver cercato di asciugare gli occhi lucidi, ritorno in palestra, cercando di non dare nell'occhio, anche se spesso e volentieri, gli altri giocatori della squadra (compresa mia sorella) mi chiedono come sto, visto che ho un'aria a dir poco triste. Ecco perchè, dunque, avevo bisogno di trascrivere tutto questo: ne ho un necessario bisogno, ed ora ho paura di cadere sempre più in basso, visto la reazione di mio padre e le sue imposizioni inerenti la terapia e anche l'obbligo della merenda.

I'm falling down.

3 commenti:

  1. Zara cara cara, Zara che piangi di lacrime incontrollate, Zara che ti senti pugnalata per della carta straccia che non sembra poter comprare la felicità di tuo padre, Zara sotto analisi anima e corpo...Zara la tua salvezza sei tu e ce l'hai dentro, hai un padre, un medico, dei numeri e ciò che ti sfama, il tutto dentro, basta cercarlo e desiderare di trovarlo...Fai in modo di non prenderti sul serio almeno un po', vedrai che tutto sarà di due piume più leggero...
    *Ti abbraccio forte cara Zara, cara...*

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  2. Quoto Thana. Ha ragione, hai tutte le carte in regola per tirarti su e non permettere a questa cosa 'indefinibile' di buttarti così giù. Devi guardare dentro te stessa e reagire. Ma reagire davvero. Sei una ragazza bellissima. Lo sei non per il peso o per le maglie e per quello che mangi. Sei una ragazza bellissima sempre e comunque.
    Ti abbraccio.

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  3. Avrei voluto essere lì, ad asciugarti tutte quelle lacrime, che secondo me sono un bene che siano uscite. Vorrei avere la forza di proporti un mondo migliore, un mondo luminoso e colorato, un mondo senza numeri bassi o altissimi. Vorrei darti la poca felicità e la poca forza che mi rimane nel cuore, donarla tutta a te che io ormai non la so più usare, anche se so che c'è.
    In basso dove? Nell'abisso più nero del nulla? Così ad un passo della morte? Impegnati Sara, per te stessa, per tuo padre, tua sorella, il tuo psichiatra, per me, così la smetterò di adagiarmi e pensare che la mia vita finirà così.
    Tu che hai la possibilità di avere un padre che SI ACCORGE che tu stai male, cerca di parlare con lui e non solo qui con noi, apri il tuo cuoricino tesoro mio, aprilo.
    Ti voglio bene.

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