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25 mar 2011

Fragile ragazza suicida.

La mia anaffettività.
Sono una povera, fragile ragazza suicida. Non ci sono parole per descrivere questo mondo. Non posso dire che vale la pena uscire fuori e viversela questa vita, perchè arriverà un giorno in cui mi accorgerò che sto correndo a 200 km contromano, e oramai niente mi può fermare. Il giorno in cui capirò che nonostante io abbia le redini della mia vita, non faccio altro che lasciarle andare dove il caso le porta. Per questo non mi dirò che la vita è bella. L’amore, certo..dicono che riempe l’esistenza, la migliora. Questa è la vita, una sfida continua. E chi perde, lo si sa in partenza. Se trovo il coraggio di dire che non è la vita che voglio, voglio qualcosa di più semplice, di più chiaro, se qualche divina forza mi dà questo coraggio, sono solo all’inizio dei miei problemi. Troverò il mondo contro di me, pronto a darmi una mano per ricominciare, quando quello che vorrei sarebbe solo chiudere gli occhi e adagiarmi. Come una stella che si spegne lentamente, inosservata, in mezzo al luminoso cielo, vorrei scomparire piano piano, senza che nessuno se ne accorga. Senza avere quel senso di colpa che mi attanaglia, senza dover dare ragioni agli altri per una sconfitta che non so spiegarmi. E io conosco tutte queste cose, ma lo stesso non dirò che mi capisco, no. Ma so che questo mondo non è degno di me, una fragile ragazza suicida. E sono cose più grandi di me, sono cose che non posso evitare, che non posso controllare, ma che inevitabilmente mi coinvolgono. E monopolizzano la mia vita. Mi ritrovo ad essere scontrosa e sola. Mi ritrovo triste e vuota, finisce sempre così. E quando non ho più niente, ecco che iniziano i rimpianti. Perchè in fondo al mio cuore, speri che una vita migliore ci sia, e che un modo per trovarla ci sarebbe. Ma non mi illudo, fa solo più male. La verità è che una vita migliore non c’è. Passo un’esistenza a cercarla, la vita, e pur di autoconvincermi che qualcosa di bello c’è, in cui credere, dò a me stessa la colpa per non averla trovata. E’ in quel momento che capisco di essere vuota, e che non ci sono parole per descrivere questo mondo. Ma io, probabilmente, fragile e sola ragazza suicida, nemmeno so cosa vuol dire. Sono morta senza mai nascere.Così io continuo a dormire.

Zara.

5 commenti:

  1. Se alle emozioni si finisce di credere, affidiamoci ai numeri. Alla probabilità, è la soluzione estrema ma assolutamente innegabile.
    La legge (seppur) debole dei grandi numeri. Non c'è verso che una cosa accada sempre e solo nello stesso modo. Ad un tratto, senza troppe spiegazioni, prende e cambia. E accade in ogni cosa, senza distinzione di buoni e cattivi, di cose buone e cose brutte.
    Bukowski, l'hai mai letto?

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  2. Conoscersi per sentito dire, avere il bisogno di vedersi da fuori, perchè non si è in grado di sporgersi,e guardare dentro il pozzo. Ma quel che si capisce, basta a desiderare di voler sparire.

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  3. Non credere a chi dice che le sfide vadano accolte col sorriso. Spesso le sfide, soprattutto quelle difficili son colte con la sola paura capace di immobilizzarti sino all'ultimo muscolo. Ma la paura è bene, la paura della vita di dimostra che sei vivo, che hai un cervello, che sai che la tua ultima compagna sarà la paura di te stesso o di ciò che succede. A 200 kilometri orari in contromano sull'autostrada capirai di aver paura, che se quello è il controllo che hai sulla tua vita, forse avresti fatto meglio a restare a letto la mattina, che come sfida fa abbastanza schifo. Ma non puoi ritirarti. La vita non odia chi ha paura, chi si getta a capofitto. La vita odia chi non vive. Chi si assoggetta a lei indiscutibilmente, non siamo nell'antica Grecia e non vi son dei dell'Olimpo che decidono per noi, tanto meno piccole donnine che tessono un infinito arazzo. Quindi qualunque sia la sfida, la paura ad essa connessa..sii forte e prova. Gli unici falliti sono quelli che smettono di provare.

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  4. NO. La verità è che una vita migliore tu per ora non la sai immaginare.

    senti.. ti lascio 2 cose.
    una forse la conosci già:
    http://www.youtube.com/watch?v=_S6QxjjPGQY

    l'altra è questa:
    bene ragazze.. faccio un giretto da alcune di voi con un 'messaggino fotocopia', per chiedere: ma NON vi siete accorte che Vogue ha scatenato un'offensiva per mettervi FUORI LEGGE?
    Le colpevoli, la sola causa, pare, del dilagare dei DCA siete VOI. Già, voi. Stilisti, moda e riviste, tutti assolti; voi al rogo, buttate tutte alla rinfusa fra i "siti pro-ana".
    Purtroppo ho poco tempo e non posso passare in troppi blog; spero che la voce giri perché vi invito tutte a una riflessione
    http://donne-e-basta.blogspot.com/2011/03/vogue-contro-lanoressia-la-colpa-e-di.html

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  5. SVEGLIATI.
    Ma a volte anche le mie parole sanno di morte.
    Mi dispiace Sara, mi dispiace tanto.
    Sono più imputridita di te, so cosa vuol dire e non ho le parole, non ho il coraggio di tirarle fuori e propinartele, come se IO potessi mostrarti che ti sbagli, ma non posso.
    Non posso sorreggerti, non posso aiutarti, perché io stessa mi sento così, nata già morta, mai vissuta. O forse morta prematuramente.
    Vorrei poter fare qualcosa, VORREI, ma non riesco, non so cosa fare.
    So solo che mi dispiace. Che mi manchi da morire. Ma non ho nemmeno il coraggio di uscire, di vederti, di vedere qualcuno in generale, che mi sento soffocare.
    Ti voglio bene comunque, viva o morta che tu sia.

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