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20 feb 2011

Un'eroina da trincea.


Maria e me. Ti voglio bene.

Lo specchio interferisce con i miei pensieri, in lui mi annullo, mi ringrango all'infinito come in un labirinto trasparente, mi ripercuoto come eco in una vallata senza fine; come onda che diventa mare. Il fatto è che io mi sento nulla in un corpo che è nulla. Corro dietro un miraggio, e più credo di avvicinarmi, più il miraggio si allontana. La mia è un'idea fissa conficcatasi nel cervello: mi impedisce di vivere una normale follia, una sana follia. Questa ferita è l'unica condizione di vita che conosco: vivere ferita per tutta la vita. Sono un'eroina da trincea. Questo buio è bello. Lasciatemi stare, dunque. Lasciatemi pensare a questo concetto. Mi viene da piangere nel dirlo, ma io sono in attesa soltanto di morire per porre fine alle mie sofferenze. Ho un sorriso coperto di lacrime. Dal nulla all'immenso così, dalla disperazione all'esultanza così, ed io sono stordita, lucidissima e piccola, piccola ed enorme, e accolgo con grazia questa magia restando velocissima e ferma, perchè la mia è una corsa senza alcun passo, ed io voglio restare seduta sul letto. Cosa ho nel cuore? Non c'è più niente. Sono nel nulla più grande, in un baratro immenso, in una notte nascosta in un buco che mai termina, tenendomi dentro, in ostaggio. E seppur non vedo niente, nei miei occhi c'è qualcosa: disperazione. Eppure i sogni ancora gridano, non si arrendono, non mi lasciano sola. In questo nulla che mi ha rapita si agitano come farfalle inseguite da falchi, affinché io li vedessi afferrandoli. Sembro una ragazzacostruita con qualche lega resistente, e pure l'andatura che tengo sembra appartenere ad un automa privo di qualsiasi morbidezza. Nell'aria. Ad occhi chiusi. Attraverso. Il cielo. E quell'aria gelida che sembra risucchiarmi il corpo è una mano interminabile che mi afferra senza mai fermarmi, lanciandomi, come pietra, libera. Nei miei occhi, il buio è l'unica forma che riesco a distinguere. Ed è così nelle oscurità più fonde, in quelle lunghe notti della mente, quando non c'è luna che disveli un suo segno, quando non c'è stella che dentro s'accenda. Se questa è la mia sorte, se non c'è altro regno, una prigione non è che un amico, e una cella la casa. Sento un male grandissimo, un gigante dal nome Dolore: lo osservo dilatarsi, colmare lo spazio con il suo nauseabondo profumo, restandomi davanti. Perchè tutto questo è un sogno che la disperazione ricerca, non la realtà che mi ha portata ad esistere. Perchè i sogni sono tanti e diversi, e il mio è un sogno prodotto da un incubo. Non andrò da nessuna parte, perchè nessuna parte esiste, esiste solo un luogo da raggiungere: la fine della mente. Mi metto in ginocchio, e in me non c'è disperazione; c'è un lutto che grida tristezza al cospetto di una fine, perchè la disperazione con la vita parla, è la tristezza a non volere un dialogo: ci si dispera quando ancora nell'orizzonte il Sole può spuntare, ci si rattrista quando si è coscienti di una fine.
Io non morirò, morirà solo il mio corpo.

Vivo nella speranza di poter sognare una bellezza lontana.
pS: Happy b'day to me. Nineteen.
In questa vita non è difficile morire. Vivere è di gran lunga più difficile. (Majakovskij.)

6 commenti:

  1. Immagino che darti gli auguri sia totalmente privo di senso.
    Quello che hai scritto è disperatamente bello, e triste, e quasi doloroso da leggere.
    Ti sono vicina, Laura.

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  2. Io ho visto qualcosa di più di un corpo fatto di ossa e di carne che vedi solo tu, invisibile al mondo, tanto da farmi invidiare il tuo corpo fino a sentirmi ridicola.
    Guardavo nello specchio quei nostri sguardi così simili ma così lontani, quel misto di non so che cosa, che non saprei definire e non mi sono mai identificata così tanto nelle tue parole.
    Sentirsi niente, aspettare solo qualcosa che non è niente di bello, sperare in una realtà diversa, che sa di illusione, che ha qualcosa di glitterato e assurdo, totalmente irreale.
    Chissà cosa cerchiamo.
    Maurizio oggi ha detto: "Tu e Sara vi aiutate a sopportare il problema, non ad affrontarlo"
    Chissà forse è vero, forse perché la via d'uscita non la vediamo, forse non crediamo nemmeno che esista e allora non perdiamo più nemmeno il tempo a dircelo.
    Forse, nel nostro stato mentale, dovremmo spronarci al peggio, al supporto negativo, ma io non riesco a dirti "Non mangiare" e mi sforzo di crederti quando mi prometti che mangerai, anche se mi mordo il labbro per non lasciar uscire pensieri negativi.
    Vorrei darti un mondo migliore, degli occhi come i miei e sono convinta che tu vorresti lo stesso, ma non posso, purtroppo questa è la vita, va presa così o lasciata morire.
    Ne vale davvero la pena?
    Chissà, forse non vogliamo darci la risposta, perché è appunto l'unica vita che diciamo di conoscere è questa, ma forse ce n'è un'altra, forse però siamo troppo pigre, egoiste e egocentriche per accettarlo.
    Ti Voglio Bene

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  3. Auguri Sara,ho letto il tuo blog tutto d'un fiato,sei una meravigliosa farfalla..

    http://anaononmana.blogspot.com/

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  4. vivere è immensamente più difficile.
    buon compleanno <3

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