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07 feb 2011

Tossico.

Quadro di Hopper.
Come ogni mattina esco di casa e non vedo la gente intorno a me. Penso a quello che devo fare, quello che dovrò mangiare e non so come farò a farcela. Un altro giorno ancora. Le persone che passano sono anche loro probabilmente immerse in pensieri come i miei, oppure a loro va bene così e sono solo io che sono un satellite uscita dall'orbita. Tutto il resto è fatica, un insieme di eventi che complottano contro di me. Tutte le cose pesano sopra di me come un ciclopico amante che mi schiaccia e vuole tutto di me, a cominciare dalla mia anima. Ci sono giorni che nascono così e sembra impossibile fermarli. Eppure il giorno dopo o forse anche qualche ora dopo, non appena qualcosa torna a giocare a mio favore, diventa tutto più facile, anche se dentro di te ti ripeti che non durerà. E ci sono giorni che si susseguono così, pesanti, e neppure la notte mi salva perché continuo a sognare la mia persecuzione. Allora penso che non ci sia più speranza. E rinuncio e mi viene voglia di gridare, di scappare, di uccidere e di fare qualsiasi cosa o di non fare definitivamente più nulla. Tutto questo, è tossico. E intanto oggi ho litigato con mia sorella. piuttosto bruscamente, tra l'altro. Non ci siamo rivolte la parola più da quel momento. Motivo centrale: il cibo. Togliendo ed evitando dettagli inutili, quello che mi ha fatto più rabbia ed altrettando dolore, è stata la sua frase:

"Papà fa molti sacrifici per te. Sgancia 360 euro al mese, ossia 80 euro a seduta, per mandarti da quello psicologo! Sono soldi! E tu, come lo ringrazi? In questa maniera?".

Una coltellata si è conficcata bruscamente dietro la mia schiena. Un dolore amaro si è fermato nello stomaco. Perchè doveva dirmi questo? Sono solo un peso per lei, per mio padre? Sono solo una questione di soldi? Rappresento solo uno spreco di denaro? All'improvviso mi sono sentita così inutile, che avrei desiderato farmi fuori in quel preciso istante. E poi, tutto ritorna alla sera: nascosta in camera, a fare 200 addominali e 150 crunch, come ogni notte. E non possono mancare le lacrime. E nel frattempo, solo una frase continua a tartassarmi la mente: "Sono grassa".

 
Zara.

6 commenti:

  1. Penso che tua sorella ha sbagliato a dire quella frase, ma magari è comprensibile, perchè sta male a vederti così. Prova ad immaginare la situazione opposta, ossia vedere tua sorella autodistruggersi (perchè è questo che fai, che facciamo tutte), io credo che reagiresti nel suo stesso modo, azzardando con le parole, per far uscire la rabbia.
    Non dare peso alle parole e non sentirti inutile, non lo sei affatto.

    Un abbraccio,
    Yù.

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  2. Anch'io me lo sono sentita dire, da mio padre stesso.
    Tesoro, l'unica cosa che posso fare è abbracciarti virtualmente.

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  3. lo so è difficile, tutto difficilissimo, per me, per te, per tutte.
    l'unica cosa che ti suggerisco è di affrontare tutto a testa alta.
    sei forte.
    ce la farai.
    (L)
    alaska.

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  4. So bene cosa vuol dire sentirsi attaccata oltre che da te stessa, da tua sorella e dalla tua famiglia. Frasi che ti ricordano quanto sei problematica o come dovresti comportarti. Non si accorgono che non fanno altro che peggiorare la situazione e l'idea che hai di te.
    Ti fanno male quelle frasi, ma loro non se ne rendono conto. Pensano di aiutarti a ragionare, ma non capiscono che la ragione l'hai persa molto tempo fa.

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  5. Che dire, anche mio padre mi quantifica in base ai soldi che gli faccio spendere. Infatti non gli chiedo mai niente, e ormai si è abituato al fatto che non esco mai e non mi compro niente. E' così da sempre, non ho fatto shopping neanche una volta in vita mia, ma lo shopping non è una cosa fondamentale come lo psicologo, capisco, ma il principio è lo stesso. Di a tua sorella che di certo non ci andresti se non ne avessi bisogno, non sei stupida e se vedevi che non ti non ti serviva non continuavi ad andarci.

    Bacio :*

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  6. Più qualcuno c'è vicino e ci conosce, meno si accorge di quanto può essere straziante e affilata come mille lame roventi ogni sua singola parola.

    C.

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