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29 gen 2011

Vorrei muovermi senza sforzo.

Quadro di Francis Bacon.
La vita fa male. E' un grosso, confuso ammasso di spigoli, giorni dolorosi. Dovrei essere forte. Mi sono costruiita un'armatura inossidabile fatta di fragili sogni, libri e fiabe. Getterò l'ancora proprio qui. E mi chiudo in una stanza. E urlo. Mi mordo le labbra, per non urlare. E quando non funziona, soffro, perchè non potrò fare nient'altro. Mi guardo allo specchio, e mi chiedo chi è quella persona sconosciuta che ricambia il mio sguardo. Guardo i miei vestiti, il mio corpo e i miei capelli; e prendo nota. E mi sto chiedendo come ho fatto ad arrivare a questo. E soffro, ma più di prima. E vorrei trovare il coraggio di tagliarmi, per non soffrire. E fumo, per non farlo. Il vento gelido mi sfregia il volto. Penetra fino alle profondità delle mie carni, e gela il mio cuore. Un’inquietudine strisciante mi assale. Uscirò mai da qui?

Vado a nascondermi, da sola. Da sola con la mia stupida sigaretta, firmata Lucky Strike XT. Nascosta agli occhi di chiunque. Eppure non mi vergogno del mio fumo, non mi vergogno del mio vizio. Forse perché io di vizi ne ho avuti parecchi e continuo ancora adesso. Sono sola con me stessa, e con il cibo. E con il mio grasso. Il cibo sono i miei amici vuoti, insipidi, neutri. Il cibo sono i miei genitori. Il cibo è la vita che non sento più mia. La caccio, la allontano, sempre di più. Odio il cibo ma mangio, perché mi obbligano.

Non esisto. Non voglio vedermi, e non mi interessa. Come tutti gli altri, anch’io ho perso interesse per me stessa. È una cosa a cui fai l'abitudine piano piano. O forse no, altrimenti non sarei di nuovo qui. E invece continuo a guardare le persone portarsi alla bocca il panino avvolto nella carta, la brioche riempita di crema. Mi porto la mano alla bocca, incapace di fermarmi, di non provare disgusto per ciò che, mi sono imposta, non dovrebbe più toccare le mie labbra. Sento un grido nascere dal petto, un urlo di rabbia che non mi vincerà neanche stavolta. Non mangerò quella roba. Mai più. Nonostante ricadute in abbuffate, cercherò di non farlo più, ecco. Prima o poi riuscirò ad evitare tutto quel cibo, tutto quel male. Non ho meta. Non ho qualcuno con cui raggiungerla, anche se ce l’avessi. Vorrei essere così leggera da muovermi senza sforzo. Non sentirei più la fatica, il sonno, la rabbia. Non vedo più. Il cielo dev’essersi tinto di un velo più nero, perché non riesco a riconoscere niente intorno a me. Confusi sono i suoni, pungenti, invece, gli odori. Io non vedo, e non sento. Sotto le mie mani, solo il liscio dell’asfalto o del pavimento, senza che lo possa veramente percepire. Non sento neanche più gli odori, sono spariti tutti, all’improvviso. Ed è troppo tempo che non porto qualcosa alla bocca per poter dire di sentire un sapore. Non esisto. Come sempre, da sempre. La testa gira in modo vorticoso, e ad ogni pensiero mi sembra di sollevare un macigno. Il dolore è soltanto un’ombra. E inconsciamente, scioccamente, qualcosa dentro a me cerca ancora una speranza, una luce a cui aggrapparsi. Ma fa freddo. E fuori è buio. Stringo i denti, cercando di non soffiar fuori neanche un lamento. Chiudo gli occhi, per non vedere di fronte a me il muro rosso della mia stanza, la scrivania coperta di libri, la coperta del letto abbandonata da un lato. Chiudo gli occhi per non vedere quella normalità che mi spaventa, che non desidero, e che vogliono farmi accettare con la forza. E vorrei gridare, ma non ho più una voce mia. Non so più se c’è qualcosa di mio in questo corpo. È soltanto qualcosa che mi trascino dietro. Lo odio, e lo detesto.  Desidero vivere, e mi consegno alla morte.


Zara.

6 commenti:

  1. tu esisti eccome. però hai ragione,con questa ossessione ti stai consegnando alla morte. alla fine è quello,no?
    e mi verrebbe da chiederti: perchè? perchè tutto questo odio verso te stessa? ma forse non lo sapresti nemmeno te con certezza.
    non soffocare le tue urla,non chiuderti nella tua stanza in silenzio,nascondendoti dalla vita e dagli altri,non chiudere gli occhi di fronte alla normalità,con tutto ciò che di bello e di brutto si porta dietro. devi trovare il coraggio di affrontarla e di trovare il tuo posto in essa,che di certo non ha niente a che fare con il tuo peso o aspetto o quanto mangi.
    alla fine questa è solo tutta una grande fuga:da te stessa e dal mondo.
    tira fuori il coraggio e la forza,che hai già dimostrato di avere, per affrontare tutto questo invece che nasconderti dietro al cibo,cercando di anestetizzare il mondo.
    ti sono vicina,vorrei poter fare qualcosa di più per consolarti..

    un bacione

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  2. Io condivido pienamente ciò che ha scritto withoutexit.
    Stella, tu sei qualcuno..se lo vuoi.

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  3. Esisti e sei viva. Importi di fare qualcosa, come mangiare, non risolve il tuo disagio interiore, che anzi, si manifesta con più violenza, ma cerca di vedere un po' il mondo la fuori e non chiuderti in te stessa, o in quella sconusciuta che vedi allo specchio. un abbraccio ^^

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  4. Un giorno gli aprirai quegli occhi e ti accorgerai che io sono lì di fronte a te, a stringerti la mano e ad inseguire quella speranza. Perché il cielo è buio e fuori fa freddo, ma in due ci si regge più forte e si vede per quattro.
    E certe parole non vanno sotterrate, ma rilette fino a farle proprie.
    E tagliarti non farà altro che farti sentire più morta di prima.
    Ti voglio bene

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  5. la vita è schifosa per chi la rifiuta.
    sei umana, sei viva.
    puoi decidere tu se essere felice, cattiva stronza, troia o vuota.
    puoi fare di te stessa tutto ciò che vuoi.

    se non hai meta.
    prenditi un foglio e segnati 5 obbiettivi, raggiungili e sentiti fiera di te stessa.

    anch'io odio il vizio del fumo. ma mentre fumo la mia malboro mi sembra di fumare anche i miei problemi. è bello.

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  6. mi ritrovo in ogni tua singola parola..non cadere mai!
    Ti abbraccio

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