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17 gen 2011

Le lacrime si addensano dentro.


Quadro di Schiele.
 Su di me serpenti di catene mi stringono il petto con la loro pesante e fredda forza. Gli arti si indeboliscono, la faccia si fa calda e la vista si offusca. Sento un ronzio sordo nelle orecchie e un fischio lontano, una lama di luce da tempia a tempia non mi fa dormire e quando il corpo ormai è esausto, riposa in un torpore quasi mortale. Le mie mani si allenano per stringere le spine senza che una goccia di sangue ne esca: gelide, come solo corpi senza vita sanno essere. L’unica cosa che in me mostra ancora segni di vita sono gli occhi: sembrano un mare in burrasca, riversano gocce d’animo che bruciano colando come lava su bianche distese devastate, le mie guance. Lacrime, queste prima sconosciute, ora compagne silenti di ogni mio sofferto giorno. Vivo l’angoscia dell’attesa insoddisfatta, l’aspettativa incompiuta, la delusione che si ripresenta da ogni oscuro recesso. Non voglio che alcuno sguardo si posi sul mio corpo, che vuole scivolar nell’ombra insieme a tutto il resto di me. Reietta vagherò senza meta, oppure ferma in un posto, diventerò un albero contorto, che sempre si spezza, frantumandosi poco a poco. Silente, muta, immobile, solitaria in un deserto di nulla: non udirò alcuna voce, non ci sarà nessun aiuto. Se una mano si tenderà, subito verrà respinta dall’odio di me che resta ringhiante nel cuore, bestia che attacca quando lo scordarsi si placa. Il mio corpo mi sia alieno, perché solo non essendo quello che voglio potrò non sapere ciò che accade. Ignara della morte che probabilmente mi sto dando ora dopo ora, ingoio questo profumato veleno come se fosse la mia salvezza, abbandondonandomi alle dolci melodie della memoria, e non vivo più. Sono morta tra i vivi, eppur ancora respiro. Non so come sia possibile perdere di sé ogni giorno un brandello e tuttavia crescere. Corrodersi e perdere fiducia. Vorrei essere nebbia. Voglio farmi una doccia ghiacciata. Fredda, dura, che mi colpisca al cuore. Voglio che l’acqua scorra sul mio corpo e che lavi via tutto. Dolore, sofferenza, rabbia, rimpianti, errori, nervosismo, stress, questo senso di inadeguatezza e mancanza, questa costante sensazione di incoscienza. Mi sento sempre vuota e malinconica. Ma non sono vuota, sono piena, TROPPO PIENA. Talmente piena che potrei scoppiare da un momento all’altro. Potrei scoppiare e frantumarmi in milioni di pezzi che nessuno si darebbe la pena di raccogliere e riassemblare. Poco male, non lo farei nemmeno io, tanto è il mio grasso. Non capisco le mie emozioni e mi sembra di avere un costante ronzio in testa che offusca tutto. Stracolma di emozioni contrastanti, rabbia e amore, gioia e dolore, frustrazione e piacere, spossatezza e tranquillità, delusione e noncuranza. Dopo questa doccia voglio davvero essere vuota. Sentirmi vuota. Per sempre. E percepire quel senso di vuotezza fin nelle ossa. L’acqua deve trascinare con sé ogni cosa, ogni cellula, ogni strato di pelle, ogni strato di grasso. TUTTO. Mi fermo come ogni mattina dinanzi allo specchio: voglio analizzare il mio volto, parlarci come se fosse qualcosa di animato. Lo specchio tuttavia non riflette nulla. Come spinta dai miei pensieri, sulla superficie riflettente, compare una figura: ha i suoi stessi capelli scuri, seppure spenti, spettinati, morti. Il mio volto è pallido ed emaciato, come il resto del corpo nascosto sotto un sottile abito di cotone bianco. I miei occhi sono inesistenti, emanando un senso di macabro nauseabondo. Sono privi di sostanza, vuoti. Ci sono solo le orbite oculari che presentano unicamente un’oscurità profonda. Ma ciò non basta. Sulle gote sono tracciate come delle righe scure, che dagli occhi arrivano alle labbra, simili a lacrime. Soffermo i miei occhi nocciola in quelli dell’altra. Vedo la tristezza nel mio volto. Non ho raggiunto la felicità alla quale anelo ancora. Piango, ma le lacrime si addensano solo dentro.
Un’altra giornata è volata. Un’altra notte è arrivata. Ancora la notte. Chiudo gli occhi e chiedo di non risvegliarmi. Il sole sorge. Un’altra giornata. Un’altra volta fare finta di vivere. Tutti vivono mentre io muoio dentro. E se loro leggessero questa pagina, questo blog, mi guarderebbero e disapproverebbero. Non per il mio dolore. Ma solo perché mi credono capace di fare vittimismo e nient’altro. Mi dicono che sono egoista. Ecco perché ora ho deciso di stare in silenzio. Fa comodo. Niente domande. Niente osservazioni. Sono sola con la mia disperazione.

Zara.

3 commenti:

  1. non riesco piu a digiunare...o a rispettare quantomeno il programma del giorno.
    mi sento impazzire.
    voglio i miei 40 kg.
    rivoglio i miei 40 kg.
    rivoglio quel corpo. perche in questo momento mi sto facendo ancora piu male di quanto l'anoressia stessa mi possa fare nella sua piu manifesta corporea realizzazione.
    nessuno capisce che essere anoressica a 55 kg, vuol dire avere la vita rovinata peggio di prima, e farmi del male peggio di prima, in modo piu profondo e doloroso e folle: covando e corroborando ancora di piu quel killer cinico e suicida che mi porto dentro e che pianifica ogni istante la mia morte e la mia scomparsa piu dolce.
    sto impazzendo. sono profondamente infelice. non avrei mai dovuto dar retta a chi mi diceva che dovevo ingrassare un po: quello era il MIO bene. e nessuno poteva capire

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  2. Ricorda com'è avere le farfalle nello stomaco. Pensa intensamente "sono emozionata. Oh cazzo mi sto emozionando!" vedi che dopo un po' ci credi davvero, e intanto il cervello provvede a sprigionare gli enzimi giusti per farti sentire davvero euforica. Prova, funziona. Emozioni chimiche autoindotte. Però fa stare egregiamente. Più pensi che sei vuota, più ti senti vuota, più pensi che sei vuota. Reti neuronali solide, ma si possono spezzare. Non sto parlando di felicità, ma di emozioni diverse, malinconiche e febbricitanti, una botta di vita. Che se vuoi una notte vengo a prenderti e scappiamo scintillanti sui marcapiedi di una città sconosciuta, in mezzo a sconosciuti che ci ammireranno nella nostra aliena ed offensiva bellezza. Ciao principessa.

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  3. Io in quegli occhi ho visto amore. E di quel che vedi tu non mi interessa, perchè è distorto, trasformato.
    Ti voglio bene.

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