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08 gen 2011

E tutto s'aciuga nel vero.


Perché ora sono malata di un male che somiglia ad una dislessia che mi porta a non sapere mai dove mi trovo, né quello che dico o sento. La solitudine che vivo, é la solitudine stessa: è cosa che scorre e che rimane, quasi inutile parlarne, così come spedire una lettera senza indirizzo. Ma io del dolore, non ne voglio parlare: è la mia porta chiusa. Volevo dire qualcosa. Ma me ne sto zitta. Le cose non è che si devono sempre dire a voce alta, basta dirsele nella testa. Però bisogna dirsele proprio come se le stessi dicendo a qualcuno. Se le dici per filo e per segno, allora fanno quasi lo stesso effetto di quando le dici ad alta voce. E poi tanto si sa, a chi interessa veramente sapere quello che vuoi dire? Parlare, dire, questo sì, questo interessa a tutti.  I miei pensieri, sono solo da buttare via, nella spazzatura della mia mente. È solo quando le pensi che le cose esistono, e nel modo in cui le pensi. Ora, ho questa cosa che si allarga dentro. Come quelle nuvole che spuntano all’improvviso da dietro una collina e sembrano un batuffolo d’ovatta messo lì per tamponare qualche buco. Sembrano innocenti, e leggiadre. Finte. E invece ad un tratto le nuvole le vedi che si gonfiano, e si sfilacciano, e da quelle prime soffici, ne nascono altre ed altre ancora, invasive come un cancro al cervello. Io non sono altro che una massa amorfa. Come questa storia qui del cielo e delle nuvole che non c’entra niente con quello che volevo dire. Io, sola, di sera, a un passo dalla notte. Io col naso all’insù che annuso le stelle. Ho una forza così enorme da penetrare il buio e lasciarlo intatto. E mentre il tempo scorre e gli altri cambiano, io rimango sempre più uguale. Resto sempre più indietro, nel mio groviglio di fili, pieni di nodi spinosi. Mi lagno e rimugino sul passato, progetto il futuro, ma non curo il presente, alle volte, anzi, lo deterioro. Sento sempre meno chances, avverto la fine delle mie scommesse. Vivo nel confine tra il rischio di farmi soggiogare dall’inerzia della vita, e il rischio di forzarla. Non garantisco più emozioni alle persone che mi stanno accanto. I sentimenti implodono, causando un caos di nulla con il quale pretendo gesti, comprensione, affetto. Temo e attacco, difendendomi. Sprazzi di aggressività emergono in un triste ritratto da sopravvivente, esamino tutto ciò che trovo,  lo critico, a volte maledico i brandelli di ciò che ne rimane. Lo ritratto con ipocrite gesta, uccidendomi lentamente. Faccio quasi pena, nel mio letamaio adibito a palco. A volte mi chiedo ancora come alcuni mi parlino, mi accompagnano, mi esaminano nel mio percorso. Brucio il bene che incontro, immagazzino il male, defecandolo in qualcosa di più triste. Nulla di ciò che faccio è un cerchio chiuso, anche la cosa che sembra più perfetta ha della muffa da qualche parte, che rovina l’apparente bellezza della mie interezza. Alle volte, quando mi vedo ogni mattina, mi picchierei a sangue, in altre accarezzerei il mio corpo. Sono un miscuglio di eterogeneità e fragilità non giustificate da ciò che la vita mi ha dato. Sono così debole che quando il buio mi assale, inizia a sgretolarmi. Tace attonita la mia banalità dell’anima, sottomessa alla ricerca della meravigliosa bellezza, schiava dell’ineffabile perfezione. E i frammenti di infinito che serpeggiano, tra il nichilismo di ed il qualunquismo di riflessioni inutili, si trastullano nella perenne indecisione: troppo timidi per sublimarsi nell’immensità del divino. E quando la notte scura inghiottirà questo cielo gelido, rimarrò preda di un’insoddisfazione deleteria e dell’ossessiva fobia di annegare nella mediocrità più assoluta.


Dopo aver scritto, tutto s'asciuga nel vero. Tutto torna alla materia indecifrabile dell'imperfetto.

Zara.

1 commento:

  1. Mi rispecchio.
    Quante volte ho parlato nella mia testa pensando di parlare con qualcuno?
    Quante volte ho parlato della Bestia,sperando che qualcuno mi sentisse?
    Ma come potevano sentirmi,era tutto nella mente.
    E nessuno ha la chiave per entrarci.
    Tanto io lo so già che non lo dirò mai a nessuno.

    Ti abbraccio.

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