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12 gen 2011

Crescendo in solitudine.

Il mio riflesso lo conosco fin troppo bene, e conosco le mie colpe. Perché continuo a viaggiare dentro questo tunnel? Semplce: mi fa bene, più di quanto mi faccia male. Non sono mai abbastanza, non raggiungo ciò che gli altri vorrebbero fosse. Voglio tagliare tutto. Tagliare i dubbi, tagliare i "perché". Nascondo la mia inadeguatezza, non sento l'amore, né l'affetto, pochi attimi di sollievo. Sto crescendo in solitudine, creando mondi inesistenti nei quali rifugiarmi. Ma non riesco a sfuggire per sempre. Vengo catturata dal turbine, imparo ad allargare la pelle, a sformare il mio corpo. Mi vedo più brutta, mi vedo peggiorare. Cado libera. Senza liberazione. E' una vita che sgorga da me che non l'ho mai posseduta. Questa strada. Qualcuno ha visto chi sono, pochi mi conoscono; non immaginano quale sia la mia vita. Sfioro i contorni arrotondati della mia pancia. È una macchinazione imparata a memoria.

Non sfiorare nessuno, rimaner disgustata dal contatto. Cercarlo, infine, cercarlo disperatamente, pensando che siano gli altri a repellarmi. Rabbia. Confusione. Voglia di scappare. Ecco quello che provo in questo momento. In realtà, questo momento è quasi sempre. Quasi sempre, il mio cuore è gonfio di angoscia, a volte anche insensata. Vorrei urlare. Urlare, sfogarmi. Prendere tutti a calci. Penso a quanto sono triste, perchè vorrei amarmi, e invece mi sto odiando da tempo. Mi lascio cullare dall'acqua calda, ogni volta che mi faccio la doccia. Ed ogni volta, tremo, sento il respiro di pianto farsi sempre vivo sulle labbra, quel soffio d’aria gelida che appare solo quando le lacrime sgorgano copiose sulle guance. Dentro, qui dentro, che c’è? Soffro. Ed io, cazzo, soffro ma non ho ancora vinto. Dentro di me, però, non c’è niente. Il vuoto più assoluto, quello che terrorizza. Vuoto che riempe gli occhi. Le mie guance bagnate di lacrime sanno di vuoto, la mia pelle che si fa più invisibile. Fino a lasciare solo migliaia di fili neri nella vasca da bagno. I miei capelli. I capelli che adoravo tanto. Nulla sconfigge il caos. Nulla riempie l’irrazionale voragine di vuoto. E io, sono solo una povera illusa. Mi abbatto su me stessa, sul dolore di chiunque mi scorga. Si dice che il tempo cancelli le ferite. Si dice che con il tempo persino le ferite più profonde riescano ad attenuarsi fino a scomparire. Un taglio, poi una cicatrice, sempre più piccola, sottile. Poi scompare, e la pelle torna liscia e bianca. Intonsa, come un foglio vergine. Privo di peccato, come se nulla l’avesse sfiorato. Come se tutto, sotto la superficie, non stesse marcendo. Come se al buio lo schifo non tornasse fuori assalendomi fra i singhiozzi. Si dice che il tempo cancelli le ferite. Quando con gli anni una foto riesce a cogliere il tuo sorriso. Quando gli amici non sono più solo i tuoi libri. Quando guardi in viso chi ti sta di fronte riuscendo per la prima volta a sostenerne lo sguardo. Quando la mattina ti svegli con la consapevolezza che, coricandoti nuovamente a fine giornata, non avrai nuovi pianti da nascondere. Quando l’assenza di maniche dei vestiti estivi non ti angoscia più. Quando smetti di credere di essere sbagliata, allora pensi anche di esserci riuscita. Mai pensiero fu più disperatamente illusorio. Perché quando mi afferra con rabbia, rossa in viso, gli occhi strabuzzati. Tutto torna a galla. La rabbia mi assale, e fuori controllo cresce ed esplode.

Poi c'è quel senso di colpa, maledetto, che mi prende implacabile. Avvolge lo stomaco e stringe, stringe e lo svuota. E così piango al buio, aspettando domani. Se tolgo le mani dai miei occhi non cambierebbe nulla, ormai vedo il mondo diversamente e quel costante pensiero non se ne va. Per Pirandello la vita era come una grande esibizione teatrale, ognuno di noi portava la maschera. Ed ecco la mia di maschera signori e signore: perfetta ed indistruttibile, ben salda dietro le risate, dietro le bugie, dietro i falsi sorrisi e le disperate ricerche di apparire..o scomparire? Io non funziono come le altre ragazze. Per loro sembra tutto così semplice, si spezzano il cuore per un appuntamento finito male, si disperano se prendono un brutto voto, esultaano quando trovavano l’ombretto che le dona molto. E allora perché io non sono così? Sono sbagliata? Sì, forse lo sono.

Quando la disperazione prende possesso di te, ci sono pochi modi per sfuggirne incolumi. La mia testa ciondolante è crollata, e sono piegata su me stessa con le mani strette attorno alle ciocche dei capelli. Dolore. Una semplice parola di sei lettere può descrivere uno stato d'animo, fatto di mille e più emozioni? Evidentemente sì. Tutto si riduce a quello, senza nessuno scampo. Mollo delicatamente la presa delle mie mani e alzo la testa cauta, per incontrarne il riflesso dentro allo specchio. Sono impaurita, ho paura di me stessa. Temo questo corpo per quello che non può essere. Si dice che il dolore sia necessario per temprare un corpo. Bene, il mio lo sta distruggendo! Ho provato in tutti modi di levarmi questo fardello senza risultati e la mia vita sta perdendo senso. Sto lasciando le sue redini e ora sta vagando senza meta, lasciandomi ferma in questo oblio. Quando mi sono accorta che ormai sono entrata in questo pozzo buio, la disperazione vien meno: più sotto di così non si può andare e convivere con questa realtà diventa necessario. La soluzione è molto facile a dirsi : ricominciare da capo. Ma ricominciare da capo è una cosa molto difficile: è come soffocare la dipendenza di un alcolizzato.

Non mi rimane altro che portare avanti la mia idea. Mi crogiolo nel "sentirmi" diversa, mi arrendo a un’evidenza che è solo mia: la solitudine è presa come stile di vita. Non mi arrendo, e spero ancora. Ma le parole gettate al vento sono inutili. A che vale la rabbia, allora, quando si sbatte contro un muro e si prova solo dolore? A che vale l’indignazione, allora, se l’unica cosa che si ottiene è la derisione altrui? Me lo chiedo spesso, rimanendo zitta mentre il mondo attorno a me si muove e cresce a dismisura. Covo odio dentro il corpo sempre più largo e debole che mi ritrovo. Cuore fragile, ossa sottili, cervello in sovraccarico. La coscienza vuole solo un’occasione per splendere in una forza senza pari.

Zara.

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