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14 dic 2010

Riducimi in polvere.

Un senso di inappartenenza rieccheggia intorno al mio corpo, sia dentro che fuori. Sempre fuori posto, sempre inadatto. Temendo di essere giudicata in maniera negativa, tendo ad isolarmi ed a chiudermi in quel bozzolo che continuo a chiamare "casa", o "tana". Dipende dai punti di vista. E' un piccolo rifugio, dove posso fantasticare e sentirmi finalmente beata ma soprattutto libera da tutte queste ingiustizie, critiche, colpe che mi vengono mosse nei miei confronti. Vedo la vita in bianco e nero: le mie lenti non sono più colorate. Percepisco la realtà come meglio credo, e non come realmente sia. E questo lo so. Diamine, se ne sono a conoscenza. Navigo su questa mia convinzione ormai da quasi 2 anni. Ad Aprile saranno precisamente 730 giorni. Sembrano così pochi a leggere tale cifra, ma bisognerebbe passarli tutti d'un fiato. E' un'implacabile voglia di essere qualcosa o qualcuno di nuovo. Desiderio irrefrenabile di cambiare aria, vita, corpo, essenza. Non sono mai andata d'accordo con me stessa. Mancava solo che mi picchiassi, per quanto mi detestavo e mi odio tutt'ora. Ho paura di uscire con i ragazzi. Ho paura di non essere alla loro altezza, e qualora ci fossero delle occasioni per uscire di casa e fare due passi con un maschio, mi rende così infinitivamente sofferente e impotente che mi inventerei mille scuse per non vederlo. Non che non mi interessi, piuttosto sarebbe uno spreco di tempo per lui: non sarò mai alla sua altezza. Mi capita spesso di commentare coppie formate da un bel ragazzo e da una cosiddetta racchia. E se gli altri lo facessero con me? Perchè dovrei sentire bisbigliare commenti acidi e feroci nei miei confronti, che mi rimanderebbero ai ricordi del passato, a quelle brutte parole che mi venivano tirate dietro? A questo punto, preferisco rimanere da sola, perchè non varrei niente per la "mia metà". Gli sarei solo di peso. Così è meglio vivere di rimpianti, va. Se avessi, se non avessi..? Chissenefrega. Perchè si dovrebbe frequentare una ragazza come me? Sono ancora troppo rotonda, troppo flaccida. Quando mi sentirò le ossa bucare la pelle, sarà in quel momento che allora potrò uscire a testa alta dalla mia "tana". Fino ad allora, però, cercherò di riscaldarmi in questo posto privo dell'illuminazione e del calore del Sole. Meglio per tutti. Meglio per me.


Sto fallendo alla grande: sogghignate, o voi che mi odiate. Assaporate l'ambrosia che stilla da queste crepe. Ammirate il polveroso e verticale crollo della mia forza, della mia dignità, della mia autostima. Danzate, ballate, e battete le mani a tempo, che arriva la marcetta per le zampette dei dermestidi necrofagi e un valzer per le piccole mascelle delle larve di Sarcophaga. Ora giaccio rammollita e scomposta come una pianta rampicante strappata al suo tutore. Sono calpestabile. Sono divorabile. Sono la preda ferita che uggiola nell'angolo aspettando l'assalto finale.
Malata di mia scelta; malata di stupidità, di fallimento, affetta da monocausa. Non so più in che salsa scriverlo, mi sembra di ripeterlo in continuazione come un disco rotto. Mi rovina la vita. Mi illude, mi fa sentire potente, e invece mi indebolisce, e quel che è peggio, mi RINCRETINISCE. Mi ha convinto che essere magri valga davvero di più di tutto il resto. Della salute, delle amicizie, degli impegni presi. Se non è cretinosi questa. Quindi non posso meravigliarmi più di tanto se il mio strizzacervelli si appropria del mio linguaggio e dei miei valori e me li rivolta contro. Semplicemente, per comunicare con me deve scendere al mio livello. A quello di una cretina totale.

Io sono sempre più grassa. Sento la ciccia che mi si avvita addosso impietosa e permanente come una protesi ortopedica. Il riflesso nelle vetrine, quando cammino per strada, è una cosa tonda sobbalzante bovina rivoltante. Eppure tutti mi dicono che sono magra. Eppure mi continuano a dire che sono sottopeso. Eppure io so che continuo a ingrassare, a dilatarmi, continuo a occupare più che mai spazio. Sparire non è facile. Mangio, sì, ma ecco, non vorrei proprio scriverne. Non vorrei proprio pensarci. Eppure continuo a pensarci e cerco sempre di correre, muovermi a passo veloce, giocare a pallavolo, parlare e urlare abbastanza, per rimediare. Cantare o urlare a squarciagola, sono sicura, brucia un sacco di calorie. Eccome.

E' un mondo in cui la sofferenza è la normale condizione. Anche la felicità ne è solo una differente forma. Allora ti tocca fare la faccia del negro incazzato con tre chili di catene d'oro al collo, e poi assumerne la stessa andatura e lo stesso frasario. Yo, biatches! Perchè è un mondo duro là fuori e non bisogna mai smarrire lo stile. Soprattutto quando malauguratamente mi capita di arrabbiarmi. Di arrabbiarmi parecchio. Ma non mi metto certo a roteare le clave e ululare bestemmie.
Forse il dolore è solo una unità di misura del fiato dei silenzi degli attimi. Forse ho dei grossi buchi incolmabili e forse ci manca la ciambella tutto intorno e allora non ho diritto nemmeno allo zucchero sopra.
E allora scrivere è emorraggia e passa il tempo di quello che non avvera i sogni ma li moltiplica e li estromette e poi li elide, arriva la rabbia nelle dita e tristezza nel cuore e il viale lungo soleggiato di quel sole dove ci stanno le speranze disattese ed i "come se".


Morire, ma non di infelicità.
Riducimi in rovine. Te ne prego.

Zara.

5 commenti:

  1. Vorrei tornare ad essere come te..
    soffrivo,ma ero felice in un certo senso,avevo controllo su di me..
    Rispetto allo schifo di ora..
    un bacio

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  2. Chissà perché tutte queste parole rieccheggiano anche nella mia di testa, meno tormentose delle tue.
    E pensare che io mi menavo sul serio da sola. Però ora qualcosa è scemata.
    Amore mio, quei 45kg non ti porteranno a nulla. Nessun ragazzo ti guarderà se non con disprezzo, con pietà. Nessuno ti vorrà bene, perché sarai troppo egoista, chiusa e rinchiusa nelle tue stesse mura di cristallo, bellissime ma così fragili da rompersi in un istante.
    Io so cosa vuol dire sentire la "felicità" di questi momenti, la felicità dello scendere, sempre più giù, sempre più giù, nel peso e nella vita, ma so che dopo le gambe non ti reggono più, il fiato ti si mozza, il corpo non reagisce. E ogni cosa che avrai sarà dimezzata o rovinata da quelle paure che diventeranno come il sangue, non faranno più male, ne bene, non faranno più niente. E il male che non senti non lo curi. Fidati di me, non fare il mio stesso errore, di non essermi fidata a mio tempo, fino a sentire il cuore battere così lentamente da pensare di morire in quell'istante. E il cibo non mi ha salvata. E le ossa che uscivano non mi hanno salvata. Sono qui, grassa e flaccida e la mia testa ormai è vuota, empatica. E riempirla è una difficoltà enorme. Non ti ridurre ad uno scheletro. Cerca di capire a FONDO, che la tua voglia di sparire altro non è voglia di apparire. Le cose avranno una luce differente.
    Ti voglio bene

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  3. possibile ti abbia vista da qualche parte?
    sei di roma giusto?
    scusa..ma mi riconosco in quello che dici troppo,riconosco la mia me di qualche mese fa..
    Non riesco a contattarti in privato..

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  4. "E' un mondo in cui la sofferenza è la normale condizione. Anche la felicità ne è solo una differente forma".

    Hai parole molto belle, molto vere.

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  5. e se le racchie bisbigliassero commenti acidi e feroci solo perchè sono invidiose?

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