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07 nov 2010

Stringo a me, la mia anima.


Chiusa nel mio silenzio frammenti di voci mi raggiungono. Dialoghi di tutti i giorni scolpiti nella loro banalità, semplice discorsi ricchi di niente a raccontare storie di vita. Stringo a me la mia anima e nell'abbraccio sento pungoli d'invidia per quegli stralci di vita così quieti, rassicuranti che la mia ombrosa natura non mi ha mai regalato. Mesta rimango nel mio dialogo infinito ripercorro orme così profondamente contornate e precipito nel mio silenzio nuovamente. Rimane un brusio indistinto, smozzicato, come una musica senza note, quasi un lamento.


Non c’è niente di meglio che rimanere a casa. Ma poi..Piatto insipido, qualcosa di rivoltante. Due piatti, quattro posate, carne amica, carne nemica. Masticare, spezzettare, sminuzzare. Ossa che si irrigidiscono. Un fiume tracimato. Il mio corpo è oramai un invaso, è uno stagno. La mente è un frullar di falena, il corpo è riposto, deposto, decomposto. Il viso assume un che di mostruoso. I miei occhi, sofferenti cercano appiglio; un giro vorticoso, un vortice di sensazioni: il cielo non raccoglie le mie emozioni.


Appare, non è, mentre io non so più chi sono. Chiedo solo silenzio per ascoltare il dolore che ho lasciato scivolare nelle pareti dell'albero: l'anima. Libero un grido soffocato, il cuore scoppia in petto, si sente solo l'eco che rimbomba in un tronco vuoto, già lacerato nelle dure cortecce. graffiate, intagliate.
 
Nacqui come una normale figlia della famiglia mia, ma un giorno, diventai figlia adottiva dell’"anoressia". Complice la follia, complice la pazzia, complice la bellezza come mania.


Voglio che il mio corpo continui a restringersi; e la mia ombra quasi più non si veda ed il mio successo come modella. E voglio morire cullata tra le grandi e dispersive braccia della “droga” mia.


Non dire niente che mi possa rompere i pensieri, non dire niente che sono di vetro ed è sottile lo spessore. Non dire niente che si appannano e sarebbe inutile avere pensato e creduto che potesse esserci un filo conduttore come una piccola rotaia dove il treno conosce il suo destino. Non dire niente che il treno non ha bisogno di rotaie e ferma lo scricchiolio di questa esistenza calorosa di troppo calore. E l’astinenza di cibo mi stacca dal fondo della materia umana e ti chiedo di dirmi com’è fatta. Ed io che del mondo non voglio proprio saperne niente. E il mio orizzonte è oltre il bordo lungo del letto: mai bianco per insolenza e fastidio e mai aperto perché pieno di libri che ora non hanno peso.


Mi volgo leggera verso il mondo per dare pace alla mia pace e peso al mio peso, ma l’orizzonte chiede ancora tabacco e lunghe fumate solitarie da prendere l’impronta esatta del respiro.


Vestirai anche tu, vestirai anche tu paziente le spalle del tuo amore con tanta lentezza e pienezza nel corpo. Non ritornerò per l’amore ma per il peso che storce ogni forma ogni senso lineare. Non dire nulla che mi rompa i pensieri e carezzami piano. Ho tanto bene da dare e mi fa male. Ho tanto bene da dare. Il sonno non viene ed è ancora l’ora di guardarsi il sonno non viene perché non voglio mangiare ed ho paure piccole che si sommano e non voglio comprimere. E farmi una bella cacata di concetti e concettualismi, farmi una bella cacata di tante cattiverie tenute per averne memoria e darmi una lavata di pancia, cavarmi 'sto rodimento di dentro. Si resta morte prima del tempo e si sentono parole che offendono il vento, si sentono odori che somigliano un poco; e il sonno è il posto dove chiamarli davvero, dove parlarci e toccarli. Mi dico che la vita è questa e lo farei incessantemente da ammorbarmi il cuore ma è solo un pensiero. Penserò altre cose sulla vita quando sarà primavera e il verde sarà incessante; e sarà più facile aver coraggio e non pensare che c’è stato molto da vivere per dividere la leggenda da quello che siamo.

Zara.

1 commento:

  1. I cielo spira sui nostri momenti e rilascia su di noi le nostre piogge...
    *Ti sono vicina*

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