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24 nov 2010

Mirror, mirror.

Provare o non provare, pensare o non pensare, supporre o non supporre, avercela o non avercela, credere o non credere, decidere o non decidere, sentire o non sentire, ma sono cose che non esistono.
E la magrezza non riguarda solo il corpo, forse è una certa astensione, una certa rinuncia, una mano dolcemente ossuta, bella, sfacciatamente aperta contro la quale mi schiaccio e cado come carta aggricciata e rannicchiata. Vorrei mangiare solo piume. Il mio viso che silenziosamente rivolge sguardi come "finiti i giochi, andati via tutti, cominciamo a giocare", come se "tra poco è il momento", come se quello che io so, lo so solo io. Come se mancasse solo il segnale, e sono io il segnale e, subito dopo, sono quello che avviene.
Tutta rivolta a me stessa, sono oceano e cielo messi insieme, sbatto, tumulto, afferro con le mani nuvole gonfie, nembi, lenzuola, mi rotolo sopra e sotto, e senza parere m'attira nella mia baraonda.
Odio il futuro perché so cos'è. E' la disperazione di un sogno non realizzato. E' la sofferenza. E' l'auto-commiserazione. E' la depressione.
Oggi mi conosco. Piango. E distinguo tutti i miei visi dipinti, accennati o netti e decisi, la parete a pezzi che è la vita, a lastre, a sfoglie, che sempre scorre e crolla.

Credo d'avere un'anima? No. Perché non ho un'aria che sopravviverà; né scorrerà felice.
Conosco il mio viso drammatico e sudato, i capelli sconvolti, il mio piangente delirio, la bocca come un'arma vorace che soccorre una ferita totale, e gode degli agonici peggioramenti che procura.
Così solco e divarico il mondo catramoso col mio pianto beffardo, col crollo dei miei inarcamenti gioiosi e dei miei castelletti severi, con le arborescenze rampicanti dei miei ramificati amori, con le cometiche code dei miei finali durante i quali incendio il ghiaccio, con le mie uscite, che andrebbero veramente seguite non col binocolo ma col telescopio.
Nel romanzo della mia vita suonano false le melodie delle cose come stanno e come, in pezzi sparsi e stridenti, accadono.


Mirror, mirror on the wall,
Who's the thinnest one of all?
Twenty down, and ten to go.
How long until my bones show?

Mirror, mirror, lie to me.
Make me hate what I do see.
Spit out numbers left and right.
Make me lose this endless fight.

Mirror, mirror, see my face
After this meal I just did waste.
Save the image so I won't forget.
This food with which I flush regret.







My eyes do see
Fat looking back at me
Stabbing at my mind
Insecurity eating me
Mirrors don't lie
Truth is looking back.
People are blind
To think that I am slim
Fat no bones is see
Sadness and hate I feel
Of my body of my mind.
Food is evil
My one true enemy
We need it to survive
It tells us
One bite I take
I see it on my hips
Guilt I feel anger I feel.
My body is mine to control
Food will not control me
Detox my mind and body.

Zara.

2 commenti:

  1. Vorrei trovare risposte decenti ai tuoi post. Ma tu parli di cose che a volte non capisco, sei spesso lontana dalla realtà. O almeno io molto spesso la vedo diversamente da come la vedi tu.
    Ho sempre paura di essere indiscreta nel risponderti, ho paura di dire cose sbagliate, o non capendo, dire cose che non c'entrano. Vorrei risentirti su msn, come a Giugno, ma non ti trovo mai. Vorrei davvero sapere come stai.

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  2. letteralmente innamorata di questo blog.
    ti seguo ^^
    un saluto alaska.

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