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21 nov 2010

Il mio quadro nel mondo che non c'è.

Vado nel mondo che non c'è e la mia testa inizia a viaggiare in esso. Sto di fronte allo specchio e vedo solo una ragazza con un ventre sempre più rotondo e le cosce più grasse, ogni giorno che passa. E tutto il mio corpo riflesso nello specchio. Vivo in un quadro, che osservo con occhio critico, e vedo ingrassare ogni parte del mio corpo; e sento che quello che vedo è la realtà, anche se la gente mi dice che non lo è. Dicono che io sia l'arteficie di quel quadro: il vero quadro non è nello specchio, ma fuori da quel mondo, il vero capolavoro è fuori dallo specchio. 

Quando riuscivo a pesarmi sulla bilancia, leggevo il numero, uno stupido numero in cui mi raffiguro e in base ad esso mi dò più o meno importanza o valore.

Ogni giorno, voglio che questo numero diminuisca, che sia sempre più piccolo, e non capisco. Penso che io sia solo 45 kg. Dunque, attacco con le prime lacrime, mi sento sola e triste e sto male.  Sento che non sono nelle misure standard. E penso, mi ritrovo sempre nei numeri: chili, grammi, centimetri ed anche canali di moda, riviste. Questo è un puro suicidio. E vado sul letto: piango, sto male, mi uccido ed il mio cuore è stretto da una morsa e non può scoppiare. E rimango sola, nel mio mondo che non c'è, fatto di numeri e privo di me. La mia anima ormai è stata divorata, mi sono resa una nullità. La mia immagine viene riflessa, mentre la mia mente sfugge al finito. Io non esisto più. Esiste solo il mio rancore che guida il mio corpo e detta leggi. Il piacere non è più dato dal cibo, dagli amici. Tutto questo viene allontanato e c'è solo un desiderio che girovaga nella mia mente. Pretendo, giudico, e distruggo per non essere distrutta.

Io so che questa non è vita: nessuno entra in carcere da solo. Questo è il carcere peggiore. E dietro queste celle di ossa si nasconde il mio dolore e le mie ali tarpate. Ho un’angoscia che mi prende e mi attanaglia le viscere. Mi sono ritrovata a naufragare, sempre più lontano, seguendo un itinerario casuale, trasportata dalla corrente, verso un abisso, qualcosa che non riesco a controllare. Sono in balia di questa corrente, che è la vita di cui non tengo più le redini. Credo di aver scelto di vivere tutto questo. Tutto quello che prima ritenevo superfluo, ora è ben chiaro alla mia vista, ed è fondamentale. Affogo tra le mani di ferite che uccidono.

Zara.

3 commenti:

  1. Comunque se vuoi puoi cambiarla questa condizione. Zara io ti auguro un pò di felicità perchè in te non la leggo mai. :(

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  2. Giusto, nessuno si mette in carcere da solo, ma il 'bello' di questa prigione immaginaria è che quando lo desideri davvero puoi prendere le chiavi e uscire dalla cella. Devi solo volerlo davvero. Se volessimo davvero uscire e vivere come il resto delle persone ce ne fregheremmo di tutte queste fisse (che per te sono anche inutili visto sei bellissima e magrissima (L) e non smetto di dirtelo).

    Forza Zarina, forza, fatti coraggio ed esci da tutto questo, non te lo meriti e non hai ragione di continuare e rimanerci. Per l'obbiettivo dei 45 kg ti capisco benissimo, quanto il desiderio ti spinga a distruggerti moralmente, lo faccio anche io, ma pensa, anche solo per un minuto. E' davvero quello che vuoi? E' solo un maledetto numero che ti riduce a questo?

    Un abbraccio piccina.
    Yuki

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  3. E io ho visto una ragazza che diventava acqua sotto una leggera luce blu, a cui veniva dipinta la faccia di bianco, una ragazza che stringeva forte le mani dal dolore alle labbra. Ho visto una ragazza così piccola e fragile, che non toccava nulla, con gli occhi un pò persi, un pò da questo un pò da quello, una ragazza che non beve acqua tutto il giorno se non la sera, che mi apre il suo armadio e mi presta il suo vestito più bello.
    Io l'ho vista sorridere piano, l'ho vista irrigidirsi, l'ho vista sforzarsi, l'ho vista innervosirsi e restare in silenzio a guardare, sopportare.
    E la cosa che fa più male è sapere di non poter fare nient'altro che rimanere a guardarti e proporti quelle piccole cose che a volte cambiano tanto.
    Un'insalata invece che un digiuno.
    Un caffè invece di un bicchiere d'acqua.
    Una passeggiata lunga invece di tante altre cose che fanno solo male.
    Io ho visto una ragazza, una donna, una bambina, una PERSONA, che ha una sola malattia: non vuole vivere e si rinchiude da sola nella sua prigione.
    Una ragazza che mi racconta di occhiali da sole estasiata, ma poi fa finta di non sentire più. Che chiudendo quella porta chiude anche il suo cuore in quella stanza e lì rimane anche la sua voglia di cambiare.
    Perchè scivolare è più semplice di arrampicarsi.
    Ti voglio bene.

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