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02 nov 2010

I feel unsafe.



Davanti allo specchio mi plasmo come sogno, ma la psiche non partecipa all'inganno, carne flaccida per le fauci del tempo, non capisco la congiura tra il mio Io ed i miei occhi per il mercato della mente: le ossa reclamano copertura mentre io vedo eccessi additati. Stella incinta, con il grembo vuoto, meteora di me stessa sparita dal cielo finto senza aver mai brillato, forse solo una nuvola posata su una massa di carne.
Mi nutro dell'odio addormentato fra i miei fragili pensieri che disegnano cerchi di niente nell'aria stanca. Mi osservo cedere alla furia del mio immenso desiderio e mi accascio distrutta tra le lenzuola. Sorrido se mi sento mentire, se mi sento gridare e rinnegare lo specchio nemico. Mi guardo: l'immagine che soccombe alla noia sono proprio io. Ed io maneggio le redini del mio corpo stremato e della schiena ricurva. Sputo quello che ingoio, dimentico i sapori del mondo che incontro. Zucchero e miele, sale e menta, lacrime e pelle. Mi nutro di ciò che non tocco. Mi voglio più magra, più scarna, pallida a gelida fino al delirio. Ed ancora più magra, ancora di più. Mi accompagno in un mondo di acute bugie e non mi fa respirare e mi lascia soltanto una voglia assoluta di vedere riflessa per sempre la mia scheletrica immagine. Sono in una stanza colma di mania per un corpo che non scorgo perfetto, dove uno specchio riflette immagini incolore.
Io sogno, ma i sogni sono il surrogato della realtà, il primo passo verso la frustrazione. E la frustrazione rende infelici. Ecco perché il desiderio è felicità. La speranza è felicità.

Sono il rifiuto della vita: né odio, né amore, né gioia, né dolore. Sono l'assenza, vivo sotto l'ombra di me stessa e mi nutro del nulla per salire la vetta. Lassù sarò luce vera, una piccola, grande stella della sera.
Questo corpo, leggero come una piuma, lentamente mi uccide, mi esaspera, mi consuma. Cado sotto la menzogna, cado sotto la bugia di un'immagine riflessa che non è mai la mia. Mi inchino con reverenza di fronte al mio padrone, un corpo che attanaglia l'anima, la priva di ogni emozione. E mentre fuggo, fingo indifferenza, e sussurro e grido con le ossa la mia assenza.

Ora c’è calma piatta ma non è finita per me. Ora c’è pace per me. Che non devo più capire. Quel qualcosa che nella mia mente ti fa ancora soffrire. Lo specchio mi induce a mentire, alla vista del mio corpo, il mio cuore fa penare. E scatenare a volte delle lacrime amare. “You are what you eat” canterebbero i Genesis. Perciò io cosa sono? Il mio urlo affranto si spegne. E col tempo non va più risuonando. Io sono solo il riflesso dei miei vuoti. La proiezione di quel buco, lasciato e scavato.


Zara.

4 commenti:

  1. Che dire...mi dispiace tantissimo che tu stia così male..I disturbi alimentari ti uccidono, distruggono tutto quello che sei.
    Non so davvero cosa dire.
    Leggo disperazione..e sono disperata come te. Quindi posso solo starti vicino e dirti che ci sono..
    Un abbraccio, Laura.

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  2. ti lascio un commento per farti sentire che ci sono,che leggo e che ti sono vicina..ma davvero mi lasci senza parole con post così,non so che dire..
    mi dispiace sentire che soffri sempre in questo modo,vorrei poter fare qualcosa,vorrei poter essere un pò d'aiuto..

    ti abbraccio forte,unico conforto che riesco a darti

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  3. Che parole dolci e straziate...ti sono vicina...<3

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  4. Mai niente di più vero.
    Ma ho imparato a dover cercare della stabilità anche in questo equilibrio informe e penso che potrai riuscirci anche tu.
    Non serve ma ti sono vicina, per quel che posso.

    Ali.

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