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14 ott 2010

Sofferenza perpetua.

Non faccio altro che toccare costantemente la mia pancia: vorrei strapparla, gettarla via. Che cosa c'è di male nel volersi vedere magre? Cosa c'è di male nel desiderare di avere un fisico migliore? Non chiedo tanto. Voglio una vita migliore. Voglio un corpo perfetto. Odio dover sfiorare la  rotondità del ventre, odio piangere davanti allo specchio quando mi guardo di profilo per vedere se sono ingrassata. Non posso più tollerare questo corpo e tutte le sue dannatissime imperfezioni. E sono qua. Che sembro forte. Che sembro dura. Che sembro capace di tutto. Che sembro invincibile. Che sembro indipendente. E invece sono qui. Sono qui che elemosino disperatamente un corpo sottile da accarezzare con gioia e felicità. Scavo, colpisco, deframmento, riduco il raggio. Mi guardo e comprendo che è il riflesso d'uno specchio rotto; sto male perchè metà di me respira a fatica.

Spesso chiudo gli occhi e immagino un prato in fiore. Un cielo azzurro con nuvole bianche che mi invitano a volare. Un mare dal colore cangiante: verde, azzurro, bianco. Le onde che si infrangono a riva. Ma aprendo gli occhi, davanti a me posso vedere solo un muro grigio. Nel corso della mia vita. Ho chiuso spesso gli occhi e sono riuscita a sopravvivere, in attesa di riuscire ad abbattere quel muro grigio. Oggi chiudo ancora gli occhi, e quando li apro, vedo ancora questo muro grigio; ma è lontano: non riesco ad abbatterlo

Mi sento come se fossi racchiusa dentro ad un uovo di cristallo: i miei occhi non sono liberi di guardarsi attorno, non possono guardare al di là del muro e vedono solo quello che c'è davanti a me. Le mie mani, non sono libere di toccare, di muoversi. Potrei rompere la scorza di quest'uovo di cristallo solo se lo volessi. Ma non posso. O non voglio? Ho paura, paura di lasciare il suo confortevole tepore. L'apatia è giustificata dall'impossibilità di fare. Paura di affrontare qualcosa di sconosciuto, di tremendo: la vita? Se rompessi il guscio potrei trovarmi nel vento a sfidare le correnti. Ho paura che per me, non si tratterebbe di un volare, ma di un cadere, di un precipitare. Non so se potrei resistere sospesa tra cielo e terra. E' triste sapere che il solo vincolo che ho
a vivere la mia vita, sono io.  


A volte mi chiedo perché, si fanno cose che poi sai che ti faranno stare male eppure le desideri, le aspetti e non vedi l’ora di viverle. Ma cos’è che ci spinge in questo gioco masochista?
Che cosa si cerca disperatamente, dove non c’è nulla da cercare? A volte penso che è un po’ come il suicidio: voler a tutti i costi “provare“ la morte; perché è poi solo la morte interiore che ti lascia questo tremendo gioco. Eppure voglio viverla questa "morte": anche solo per poche ore, anche se poi sarà il nulla, anche se poi sarà la notte.

Le lacrime, i silenzi, sono ancora nella mia mente. Ormai il giorno non ha la luce di sempre, provo a richiudere gli occhi ma neppure il buio riesce a sfumare quello che mi rende tanto triste. 


Vorrei riuscire per una volta a lasciarmi andare: non pensare più a niente, non ricordare più nulla. Vorrei riuscire per una volta a vivere il presente, scordare il passato e perdermi finalmente nel vuoto.





Malinconia, lacrime, tristezza. Ritrovarsi in una fossa: tutto in un secondo. Con tutta la mia confusione e i miei mille stati d'animo contrastanti.  

Zara.

4 commenti:

  1. Ehi ti volevo solo dire che ti ho lasciato un premio. Se ti va vieni a vedere di cosa si tratta. Un abbraccio.

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  2. "Ho passato tanti anni in una gabbia d' oro
    Si forse bellissimo, ma sempre in gabbia ero"

    Non c'è citazione più bella secondo me che esprime quello di cui parli e che esprime anche quello che sento.
    Tu puoi romperlo quel muro, però c'è solo una cosa che ti ferma: non vuoi. Hai paura, paura di perdere quel pò di stabilità che hai trovato. ma che stabilità è?
    Dici di volere quella morte, di volerla provare.Però non hai preso in considerazione una cosa, la morte NON si prova, nemmeno per un istante, è l'annullazione del sentimento, dell'essere in quanto esistenza e non in quanto essere vivente.
    E se NON sei, NON vivi, non c'è consistenza nell'ESSER morti.
    Eppure ti fai una domanda giusta, perché?
    Non la so la risposta ai tuoi perché, solo tu potrai scoprirla, ma solo se un giorno davanti a quello specchio di renderai conto di essere un PRODIGIO, una specie di miracolo.
    pensiamo tanto alla morte, come salvezza, come amica, come tenera compagna, ma non ci rendiamo conto del valore della vita.
    Ogni giorno è un piccolo miracolo, perché la morte è l'unica CERTEZZA, la vita cambia, si trasforma, ti sorprende, ti distrugge e ricostruisce.
    Tu chiudi gli occhi e immagini il cielo, il mare e un prato fiorito, però non ti rendi conto che li hai accanto, che ti ci trovi DENTRO.
    A volte la realtà è molto più bella del sogno, perché il sogno DERIVA da essa.
    Ti mando un abbraccio e aspetto con ansia sabato:)

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  3. Ti ho lasciato una cosa sul mio blog, passa:)

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  4. scusa se vado di fretta,ma sono in ritardissimo per l'uni! se passi dal mio blog,c'è qualcosa per te :)

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