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30 ott 2010

Quando sei sull'orlo della distruzione, e decidi di buttarti giù.

Diamine, quanto odio il cibo. Sentire che mano mano scende fino allo stomaco, l'unto della forchetta, l'olio sul piatto, il sugo che si attacca lungo lo spaghetto.

Cavolo, quanto odio il mio corpo. Il gonfiore che si crea dopo averlo nutrito, i rotoli che si piegano uno sopra l'altro quando sto seduta, i pantaloni che ogni giorno che passa sento sempre più stretti.

Che infelicità.

Voglio piangere sotto il piumone e addormentarmi ancora con le lacrime, se necessario. Voglio poter sognare ancora una volta di poter continuare a perdere peso: 51, 50, 49, 48, 47, 46, 45. Lentamente, ma con successo. Ed invece, io sono ferma qui. Leggo di successi e di kcal risparmiate. Io no. Perchè io non posso. Mannaggia a me e a quando iniziai a scrivere sul mio vecchio diario. Mannaggia a quel cassetto, nel quale mi madre ha sbirciato ed ha letto le pagine dei miei segreti e dei miei desideri di essere ancora più magra. Sono così dannatamente infelice e grassa. Cazzo, quanto sono grossa. Sentire la pancia che si alza e si abbassa, in tutta la sua immensità e grossezza. Non voglio più sentire niente di tutto ciò. Più niente.

Voglio ossa più sporgenti, fianchi più aguzzi, costole che sbucano, polsi ancora più piccoli ed ora, tanto per aggiungerne un'altra, vedo anche le mie cosce e le mie gambe più grosse. Mi vedo sempre "in più" e non "in meno". Voglio essere una sottrazzione, non più un'addizzione. Voglio sottrarre il mio grasso, il mio lardo. Non voglio aumentare, cazzo. Non voglio nutrire questa scatola vestita di pelle. Non più.


Continuo a lamentarmi, ma non posso più cambiare le cose. Non posso più dimagrire. Non ci riesco: mi controllano, stanno sempre con me (eccetto il sabato, al massimo), mangio sempre un primo, un secondo ed un contorno (per lo meno a pranzo è SEMPRE così). Quando ogni boccone fatica a scendere, ogni sapore è distorto, ogni pasto deve essere rimandato ancora di un'ora. Quando odio masticare. Quando piango se mi guardo allo specchio. Quando stringo e graffio furiosamente il grasso che ho sul corpo. Quando sorrido nel vedere l'osso sempre più definito, cosa che ormai non succede più.
Mio dio, che schifo. Mio dio, che frustrazione. Mio dio, che vita grassa.


Non riesco più a farne a meno: ogni mattino mi sveglio e spero di aver perso anche solo qualche etto, magicamente in una notte. Mi studio il profilo del ventre ogni volta dopo aver mangiato. Con disgusto, storcio la bocca e cerco di dimenticare in fretta quell'immagine, ma in realtà ormai è stampata nella mia testa, come una sorta di radiografia. Per tutta la giornata non faccio altro che pensare a questa mia immagine, e vorrei piangere e piangere; chiudermi nella mia camera ed attendere il raggiungimento del mio obiettivo, al fine di poter aprire di nuovo la porta con un sorriso Vero.


Da quando sono nata, mi sono sempre sentita al di fuori, dovunque fossi, fuori dall’immagine, dalla conversazione, sfasata, come se fossi la sola a sentire rumori o parole che gli altri non percepiscono, e sorda alle parole che invece sembrano sentire, come se fossi fuori dalla cornice, dall’altra parte di una vetrata immensa e invisibile.
In questo modo comincia a formarsi in me o a mostrarsi questo mio cuore, a volte fiero, a volte tenero; questo mio carattere indomabile che, ondeggiando continuamente fra debolezza e coraggio, fra mollezza e virtù, mi ha messo totalmente in contraddizione con me stessa. Soffro la solitudine, ma al contempo la ricerco; nulla dell'umanità mi affascina più; dietro al divertimento aleggia costante il desiderio della fuga. Un'altra bottiglia d'acqua vuota, alla ricerca della leggerezza; sperando che i pensieri tacciano, ma sul fondo c'è solo altra malinconia.

Imbrogliona, stordita psicopatica. Creo questa desolazione, allontandomi dal tangibile, sul punto di usare metodi drastici. Non si può scappare da questo posto. Ripudio la mia faccia, il sudore mi va negli occhi, penso che sto morendo lentamente. Tutto ciò che vedo è odio. Riesco a malapena a respirare, e difficilmente posso farcela. Mani prepotenti sulla mia faccia e sul mio corpo, non ce la faccio più. Non mi sono mai sentita così finita.

Zara.

3 commenti:

  1. piccola.. )= posso consigliarti un trucchetto?? se ti controllano, cerca di non farti controllare del tutto.. cioè mi spiego.. devi mangiare, ok.. hai il tuo obiettivo, ok.. ma sono due cose incociliabili.. quindi? aggiungi una terza cosa, un termogenetico brucia grassi.. io lo uso, si chiama SUPER NOVA CAPS; costicchia un pò ma sono molte pasticche e si ordina in internet.. velocizza il tuo metabolismo tesoro e brucerai di più e quindi dimagrirai.. dai!! stay strong!

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  2. mi dispiace sentire tutto questo odio. odio verso te stessa,cosa hai fatto per meritarlo?
    non puoi cambiare le cose nella direzione di autodistruzione che vorresti e,so che non ti farà piacere che lo dica,è una fortuna. ma le puoi cambiare in meglio! per non essere più ossessionata da pesi,calorie e ossa. che non saranno mai abbastanza,come sai. e qualcosa lo stai già facendo,hai iniziato ora un percorso terapeutico, con un pò di pazienza i risultati arriveranno. stringi i denti.
    se anche tua madre non avesse letto il tuo diario,pensi che non si sarebbero accorti che scomparivi a vista d'occhio? perchè anche se tu non lo vedi,se ti preoccupi del contrario,sei davvero tanto magra già ora.
    le contraddizioni,purtroppo,sono parte del carattere. ma non necessariamente devono essere viste come qualcosa di negativo.
    vedi quanto ti dai sempre addosso? dalle tue parole traspare una forza indicibile,una grinta invidiabile. ma perchè le rivolgi contro di te,invece che usarle come alleate?
    non meriti tutto questo. smetti di farti così male,di odiarti così profondamente.


    [ti ringrazio infinitamente per il commento,hai lasciato delle parole bellissime. valgono anche per te,sai? la vita non deve essere buttata via in questo modo]

    un bacione

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  3. Fingi finché non crederanno che tu sia guarita e poi riprenditi per mano e attacca il grasso accumulato da ogni angolo rotondo, le tue ossa torneranno a gridare la loro felicità!
    *Ti sono vicina*

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