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25 ott 2010

In mezzo a una vita che non può più andare.

Ho freddo: le mie mani sono gelide, ed ho continui brividi. Sarà perchè oggi il tempo a Roma fa giusto un pò schifo. Fortunatamente oggi ho assemblea a scuola, così mi sono presa la briga di rimanere a casa, mentre mia sorella ha deciso di andarci. 

Uno di questi giorni mi dovrebbe chiamare una psicoterapeuta per organizzare un incontro con lei e stabilire se andare anche da un nutrizionista. Di comune accordo con i miei genitori però, si è deciso di lasciar perdere la terapia. Causa: denaro. Parliamoci chiaro: 320 euro al mese per andare da un terapeuta, non se ne parla nemmeno. Così, ieri, mio padre ha inviato una mail al vecchio dottor F., dicendogli il tutto (in quanto lui era sparito). La stessa sera abbiamo ricevuto una risposta: dovrò (anzi lo farà mia madre, proprio stasera) chiamare il dottor R., uno psicologo cognitivista. A quanto pare la TCC (terapia cognitiva comportamentale) sarebbe adatta a me, almeno secondo la mail. Ho cercato su internet il nome del dottore, ed ho scoperto che lavora in un centro, zona Castro Pretorio (dove vi lavora anche il padre di un mio amico di classe). 

La cosa che mi "preoccupa" è debba andare da un terapeuta uomo. Si dice che faccia bene che una donna parli ad uno psicologo uomo o che un uomo parli ad una psicologa donna; ma io essendo già timida con il sesso opposto, tendo sempre a non sbilanciarmi troppo. Ad esempio con la mia vecchia terapista ho parlato persino del ciclo che mi era ricomparso a luglio (e che poi non si è più degnato di ripresentarsi fino ad ora). Se fosse capitato con uno psicologo maschio, non l'avrei mai detto con tanta semplicità, ma soprattutto spontaneità. Su internet sono riuscita a trovare anche una sua scheda con tanto di curriculum (mi sembro un'hacker): confrontando i dati che mi aveva dato il dottor F., ho constatato che si tratti proprio di questo dottor R. Ho infatti confermato che lavora nel centro di psicologia a Castro Pretorio ed ho anche trovato la sua data di nascita. E' del '72, quindi deve avere 38 anni (se la matematica non mi inganna). Vabeh, ma questo sono futili dettagli. 

Ora vedremo cosa succederà.




Ho una paura che non lascio mai.

4 commenti:

  1. per l'andare da uno psicologo maschio ti capisco in pieno,io avevo le stesse perplessità. anzi,ero del tutto sicura che mi sarei sentita troppo a disagio per dire qualcosa e che lui non avrebbe capito nulla. invece,dei 3 terapeuti che ho cambiato finora,lo psicologo è stato quello con cui mi sono trovata meglio. anche quello da cui andavo io era molto giovane. mi sono trovata davvero molto bene e,nonostante la giovane età,è stato quello con cui ho fatto più progressi (puntualmente andati a farsi benedire non appena ho smesso di andarci,per cause di forza maggiore però, non perchè non mi ci trovassi più bene). pensa che io del ciclo non ero riuscita a parlare con la psicologa precedente,per dirti quanto sono bloccata,mentre con lui sì,non senza qualche imbarazzo,ovvio! quindi prova,magari sei fortunata anche te e ne trovi uno con cui ti trovi bene!

    un bacio

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  2. Forse fa bene confrontarsi con un sesso opposto. Se tu fai caso, spesso le ragazze preferiscono gli amici maschi che le amiche femmine, magari andrà così anche per lo psicologo!
    Facci sapere :)

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  3. Magari con un maschio anrà meglio, e anzi, magari impari a non essere più così impacciata nei confronti dell'altro sesso.
    Non si sa mai!!! :)
    Un abbraccio, Laura

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  4. Oddio, un maschio. Bah io al solo pensiero di andare da un dottore mi intimidisco e mi chiudo a riccio >.< immagino con un maschio. però va beh non è detto, magari sarai ancora più a tuo agio rispetto che con la psicologa passata (: spero tanto vada bene.
    Coraggio Zarina (L).
    Un abbraccio grande.

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