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03 ott 2010

Che grasso. Che pancia.

Venerdi, appuntamento con la nuova dottoressa.
Esco di casa alle 15.00 e prendo l'autobus per scendere a due fermate prima del capolinea. Ci ho impiegato 40 minuti. Bevo un caffè, e mentre cerco la strada (grazie anche alle mappe che mi sono stampata), fumo la mia adorata sigaretta, firmata Lucky Strike. Finalmente trovo il portone e attendo una decina di minuti prima di citofonare: l'appuntamento è alle 16.00.

Una voce femminile mi dice che è al secondo piano, così prendo l'ascensore (anche se ero tentata a prendere le scale) e premo il bottone con su scritto "2". Una giovane ragazza (avrà avuto massimo 27 anni) mi fa accomodare e si presenta: è la dottoressa T.

E' piuttosto altina (anche se io, con il mio 1.77 cm, la supero), ha i capelli biondi e gli occhi azzurri. Ed in più, è magra. Entro insieme a lei in una piccola stanza e mi fa sedere su una sedia, mentre lei si accomoda dall'altra parte del tavolo, unica cosa che ci separa.

Inizia a farmi qualche domanda, tra cui la descrizione della mia giornata. Mentre parlo lei continua ad annotare qualcosa sul foglio, come "1.77 cm per 51.1 kg" (l'ultimo aggiornamento del mio peso di circa 2 settimane fa).
Le dico che appena mi sveglio, vado in bagno e, dopo aver fatto pipì, controllo sempre il profilo del mio ventre. Le racconto quello che mangio a colazione, quello che DEVO mangiare a pranzo e a cena.
Ammetto che il mio problema sia il ventre, che lo voglio vedere completamente piatto. Così lei scrive su quel dannato foglio la parola "Pancia, ventre" cerchiandola più volte. Le mie mani si intrecciano e inizio a toccarmi la pancia, per sentire quel grasso che si muove dentro di me e che voglio togliere a tutti costi.

Dopo altre domande, seguite da altrettante risposte, la giovane dottoressa mi dice che le prossime 2-3 sedute le utilizzerà per conoscere meglio "il mio caso" e che, nel corso del tempo mi darà degli opuscoli dove sono scritti i danni che crea l'anoressia e roba simile. Io continuo ad annuire, pur dicendomi che sarà difficile che questa terapia riuscirà a farmi cambiare idea: io non mi piaccio e voglio dimagrire.

Inizia a spiegarmi che ognuno di noi vede il mondo come con delle lenti d'occhiali: ognuno interpreta quello che vede a modo suo. Il suo compito quindi sarà quello di capire la mia maniera di osservare quello che mi circonda, ma non interpreterà il mio pensiero (quello che invece faceva la vecchia dottoressa). Finita la seduta, mi fa compilare un foglio sul diritto della privacy e me ne lascia una copia. In più mi fa tenere un altro foglio, dove vi è scritto che, qualora il paziente volesse, il suo "caso" può essere mostrato e quindi studiato da altri dottori.  

Dopo essere uscita dal palazzo, mi dirigo verso il capolinea dell'autobus, anche se ho fatto difficoltà a trovarlo. Dopo 15 minuti, finalmente, giunge la vettura ed io, con le cuffie nelle orecchie vi salgo ed attendo che parta. Sono arrivata a casa dopo un'ora e 30 minuti. Entro a casa, stravolta, alle 18.30 e mi preparo per andare a pallavolo (che inizia alle 20.30). Mi gira la testa, ma voglio andare lo stesso ad allenarmi. Finito lo sport, alle 22.30, ritorno a casa e mangio insieme a mia sorella, quello che ci ha cucinato papà, che inizia a chiedermi di come sia andata la terapia. Gli dico che, essendo stato il primo incontro, non ho avuto modo di avere una prima impressione, ma, per quanto mi riguarda, gli riferisco che il viaggio è troppo lungo e che, tra andare e tornare ho speso 3 ore e mezza. E' troppo faticoso per me, perchè ho anche impegni scolastici e sportivi e questo mi porterebbe via fin troppo tempo. Così, con l'accordo di mio padre, sabato pomeriggio ho inviato una mail alla dottoressa, annunciandole che non sarei più potuta venire perchè sono troppo impegnata e il viaggio è troppo lungo. Ho inviato anche una mail al dottore F, annunciandogli della mia decisione e quindi chiedendogli se avesse altri dottori nella sua lista per la mia terapia.

Ho parlato a mio padre di un'associazione Onlus che mi era stata consigliata dalla professoressa/psicologa. Forse l'ho quasi convinto a farmi andare lì, però prima vorrebbe parlare con questa psicologa che mi ha consigliato questo gruppo.

Ora, appena potrò incontrare la professoressa/psicologa le dirò il tutto, annunciandole che mio padre vorrebbe parlare con lei, per sapere anche qualche cosa su questa associazione e cosa pensa lei su quale terapia dovrei seguire.

In più, sabato mattina, a scuola, in prima ora avevo educazione fisica. Iniziamo a giocare a pallavolo, quando la professoressa chiama me e mia sorella fuori dalla palestra. Le prime parole che mi ha detto sono state:
"Ho deciso di parlare anche con la presenza di tua sorella C., perchè mi sembra giusto che lei possa sentire". Ho deglutito, capendo subito che mi voleva parlare del peso etc, etc. Sicché ha continuato dicendo:

"Bene, allora. Io non posso fare finta di niente. Passerei solo per un'ipocrita. Mi dispiace, ma quest anno io, non posso metterti più della sufficienza. Perchè sei così" e con la mano ha indicato il mio corpo. Ho sbarrato gli occhi, ricordando il mio adorato 10 ad educazione fisica, per 4 anni di fila. Dalle solite prediche sul mio peso (perchè non ingrasso, se vomito) ha iniziato a parlare della situazione familiare: mia sorella, parlando della separazione dei miei, dopo poco si è messa a piangere, ed io le ho accarezzato la mano, stringendola forte. Come se avessi 3 anni, la professoressa ha detto la solita frase da Capitan Ovvio (perchè qui nessuno si risparmia tale posizione) dicendo: "Anche se i vostri genitori sono separati, non vuol dire che non vi vogliano più bene" e mi ha guardata, come se il mio dimagrimento fosse dipeso dai miei problemi familiari. Abbiamo passato 40 minuti buoni della lezione a parlare della famiglia e del mio peso: crede ben poco alle mie parole, sicché alla fine mi ha detto: "Dalla prossima volta, ti porto un quadernino, dove tu mi dovrai scrivere quello che mangi..ed in più, mi porterò una bilancia da casa così potrò vedere quanto pesi..e mi raccomando non metterti i pesetti alle caviglie!" ed ha riso, per sdrammatizzare. Prima che io e mia sorella ci allontanassimo dalla palestra, la professoressa ci ha detto "Vi voglio bene" e ci ha baciate.

Evito di scrivere commenti a quello che mi è successo: sarebbero solo parole sparse al vento e sinceramente non ne ho proprio la voglia. Non mi sento in forze di farlo perchè non ce la faccio più a ripetere le stesse cose: nessuno mi crede e tutti hanno sempre da ridire su quello che faccio o che non faccio.

Sono circondata da dottori, persone che pensano di capire qualcosa su quello che sto vivendo. Sono in uno stato confusionario e la testa non ci capisce più nulla. Ma io so solo che voglio dimagrire. Punto.


Oggi, a pranzo da mia madre ho DOVUTO mangiare:
-Pasta con il tonno.
-Un petto di pollo della findus (200 kcal)
-Contorno mediterraneo surgelato
-Un pezzetto di Viennetta.

                                  Che schifo. Che grasso. Che pancia. Che brutta.

Zara.

7 commenti:

  1. Che concentrato di emozioni e situazioni!
    Non ti invidio.. >.>
    Cerca di vedere il lato positivo: sei circondata da persone che ti vogliono bene e vogliono vederti felice, anche se spesso sbagliano atteggiamento (anche per ignoranza).

    Mi spiace che tu non voglia più andare da questa nuova dottoressa perchè da quel che hai scritto sembra davvero brava e potrebbe esserti di grande aiuto. Sono del parere che per la salute non si possano fare questioni sul tempo o la fatica, perchè è la cosa più importante e quindi vale tutti i sacrifici. Anch'io impiego 3 ore abbondanti per andare dalla mia terapeuta ma lo faccio perchè è per il mio bene.
    Poi, se dici che andari da qualcun altro allora il discorso cambia. Ma non rinunciare ad andare da qualcuno solo perchè ti porta via il pomeriggio!
    E' per il tuo bene...

    incrocio le dita per te! ;)
    bacio
    .Alice

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  2. Tesoro mio, so benissimo come ti senti, ma forse non pensi che questo è il risultato che inconsciamente stavi aspettando?
    Dimagrire per essere visti, ascoltati, capiti, presi in considerazione..
    Forse è brutto e fastidioso, ma forse è anche per il tuo bene...
    Non vedo l'ora di vederti così ne parliamo con più calma..:)
    Tivoglio bene, se vuoi ci andiamo insieme:)

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  3. Tesoro, sei così magra...
    Capisco tantissimo quanto è odioso stare in mezzo a tanti dottori..neanche io ci capisco più niente.
    Vorrei tanto dire qualcosa di intelligente, che possa aiutarti, ma mi sento così impotente..
    Un abbraccio, Laura.

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  4. Immagino come ti senti, ma ripeto, un giorno capirai quanto sei fortunata ad avere persone così vicine. Quando deciderai di rialzarti davvero loro saranno lì a tenerti la mano e a sorriderti, non scacciarle.

    Per la psicologa direi che hai fatto un ottima scelta, troppo lontana cavoli o.o! Anche se sembrava carina, da come l'hai descritta.
    Beh se entri in quel circolo di cui ai parlato, forse la terapia di gruppo potrebbe essere un'ottima cosa (:

    Abbraccio forte (L)

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  5. Ti vorrei tanto abbracciare forte..
    E dirti che in questo mondo tu non c'entri niente, sei così dolce, hai sempre una bella parola per tutti, non sei cattiva, sei così semplice..
    Mi dispiace leggere quello che scrivi però, c'è così tanta sofferenza, non è giusto, per una come te, questo non è giusto.
    Mi auguro che tu possa trovare una psicologa che ti piaccia davvero, e che tu riesca a risolvere i problemi per educazione fisica!
    un bacione.

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  6. Vorrei che ci fossi tu con me ogni tanto, forse mangerei più tranquilla.
    E ti adoro.
    <3

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  7. Grazie Sara, del sostegno, delle bellissime parole in momenti orribili che forse non mi faranno cambiare idea ma mi tengono compagna in questo antro che puzza di schifo.
    Ieri ero arrabbiata per i nulli risultati, ero arrabbiata perchè a volte la vita è ingiusta [o forse sempre] ero arrabbiata con me, con tutto e con tutti e vedere che nemmeno riesco a controllarmi nel cibo, mi fa intristire ancora di più, mi fa sentire ancora più impotente.
    Grazie di aver pensato una cosa così quando mi hai vista, mi fa piacere, a volte vorrei sentirmi davvero come tu dici che io sia e vorrei che tu ti sentissi come ti dico che tu sia [oddio che intreccio >.<]

    Io pure due tre quattro cinque sei.

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