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13 lug 2010

Giorno del non ritorno.

Ore 17.30
Arrivo a Via dei Sabelli al civico 188. L'insegna verticale bianca è piuttosto grande e sulla sua superficie vi è scritto "Centro di Igiene Mentale Infantile". Un nodo mi si forma in gola: non riesco più a deglutire. Un veicolo della Polizia è parcheggiato davanti all'entrata e un paio di poliziotti stanno chiaccherando. Tengo saldamente le mie analisi in mano, e accompagnata da mia madre, entriamo nell'edificio, chiedendo alla segretaria del dottor F. Un'altra donna del piano, ci illustra la strada che dobbiamo fare: attraversiamo un piccolo viale all'aperto e nel piccolo giardino vedo uno scivolo rosso e giallo con accanto qualche altro gioco per bambini. Tutto è immobile. Il silenzio regna sovrano nel cortile poco ben trattato. Altri due poliziotti, poi, attraversano il sentiero.


Giungiamo davanti all'ascensore per salire al secondo piano. Dopo l'apertura delle porte, dinanzi a noi vi è un'altra porta d'acciao. Spingiamo con forza e davanti a noi si piazza un'infermiera dai capelli scuri. Mi squadra da capo a piedi, cercando di capire per quale motivo io sia lì. Chiediamo nuovamente del dottor F., sicché l'infermiera ci fa accomodare in una stanza: "Il dottore arriverà tra poco". Nel corridoio non si sente nulla, ogni tanto passa qualche infermiera preoccupata per qualche cosa di importante.


17.35: Il dottor F. ancora non è arrivato, ma nel mentre è giunto mio padre. A quanto pare parteciperà anche lui alla "seduta". Dopo qualche minuto, ecco sbucare il famoso uomo, il quale, con un bel sorriso ci accompagna nel suo studio. Indossa una camicia viola scuro, ed ha un paio di pantaloni neri con accompagnati da delle scarpe (sempre nere) lucide. La porta viene chiusa ed io mi sento come soffocare. La gambra inizia a traballare per il nervoso, il mio sguardo è fisso sulle cartelle che tengo in mano..ma appena il dottore inizia a parlare, decido di farmi coraggio e, anche se tengo il broncio, lo guardo diritto negli occhi, come una sfida. I miei occhi è come se dicessero "Io non mollerò mai. Non mi farete cambiare idea". L'uomo dall'aria saccente, prende le analisi che ho fatto, per confrontarle con quelle iniziali: i valori sono migliorati, ma ovviamente la situazione non cambia: sono sempre sottopeso.


Domande su domande si sovrappongono: come ho passato questi 8 mesi da quando ci eravamo incontrati, come sto, se penso ancora di voler dimagrire, come va la terapia con la psicologa. Qualche domanda poi è riferita anche ai miei: come mi comporto, se mi ribello, se mangio. I miei non hanno avuto niente da ridire: eccetto che è molto dura per loro, perchè il mangiare la sera tutti insieme dovrebbe essere qualcosa di rilassante: cosa che ora non lo è più, però. Al di là di ciò però, dicono che non mi lamento mai di niente e che comunque sia quello che ho nel piatto, lo mangio sempre tutto. Si parla anche dei miei sensi di colpa: costantemente presenti nella mia mente, così come lo è l'ossessione per il cibo. Il dottore sembra un pò come Capitan Ovvio: crede di dire perle di saggezza, quando in realtà ripete le mie stesse cose, con parole diverse però. L'unica cosa con cui posso andargli incontro è quando ha detto che non mi possono forzare per una probabile terapia familiare, oppure per farmi ritornare il ciclo con una pillola. Solo in quel momento l'ho stimato.

18.15: Il dottor F. decide di pesarmi. Mi dice di seguirlo, senza i miei genitori. Usciamo dallo studio, attraversiamo il corridoio e chiede la chiave di una stanza ad un'ingermiera che si trovava in un'altra sala con i bambini/ragazzini del Centro d'Igiene Mentale. Quei volti, quegli occhi spenti, diritti verso di me, mi hanno fatto pena ma anche paura: non so per quale diamine di motivo siano lì dentro..a quanto pare uno di loro è persino scappato oggi; ecco il motivo per cui le infermiere erano sempre indaffarate e il dottore è arrivato poco più tardi.

Giunti finalmente nella stanza, il dottore mi chiede di salire sulla famosa pedana della bilancia. Deglutisco un paio di volte, poi, con fare lento, salgo e lui inizia a smuovere una levetta per calcolare il mio peso. Calcolando che indossavo cannottiera, pantaloncini corti jeans e due infradito piuttosto grandi, il peso deve essere simile a quello di stamane: 51.3 sulla mia bilancia, 51.8 sulla sua bilancia <- - -(Ero andata anche a pranzo da nonna dove ho mangiato pasta, due polpette, fagiolini, carote, 5 albicocche e una fetta di cocomero).      Ergo: i calcoli sono giusti.

Tornando nell'altra sala, dove stavano aspettando anche i miei genitori, il dottore dice che le cifre combaciano con il peso che avevo annunciato poco prima.

La visita termina con la prescrizione di analisi del sangue e di un'elettrocardiogramma e, per chiudere in bellezza, un prossimo appuntamento: 11 Settembre. Ciliegina sulla torta, tanto per cambiare, devo pesare 52 kg entro il 26 Luglio e mantenerlo anche al mio ritorno da Firenze (Bella. Bella merda)..ma questa, non era una novità. Pensavo potesse finire peggio, sinceramente. Ora però, devo cercare di rispettare la mia parola. Sarà difficile, già lo so. I sensi di colpa continueranno a tartassarmi tutto il santo giorno. So anche che piangerò. Diamine, come sono bambina.

Zara.

3 commenti:

  1. Mi sembra l'inferno ciò che hai scritto. Mantenere un peso contro voglia, un peso troppo alto per la propria mente.
    Penso impazzirei se me lo imponessero, sei davvero forte se ce la fai.
    Non sei una bambina, non sei infantile. Non ti dirò "sei malata", anche se sappiamo entrambe la verità.
    Io ti stimo davvero tanto, anche se conta poco forse, anche se sono solo parole scritte su un monitor. Sei forte ragazza.
    Ci sono, se posso servire.

    Un abbraccio

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  2. Io odio psicologi, dottori, infermieri, psichiatri e tutto ciò che ci assomiglia. Come hai detto tu "Mr.Ovvio" insomma.
    Quando ero ricoverata "Mi dispiace ma non respira bene", ma no?! Davvero?! Perchè credevo che non riuscire a parlare perchè mi viene l'affanno fosse normale! -_-" mammamia.
    Comunque fatti forza tesoro, ti sono vicina. Sono sicura che ce la puoi fare, per quanto possa essere difficile.
    Ti abbraccio.

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  3. il tuo premio è meritato, sebbene non conosca nessuna blogger mi attengo a ciò che leggo. e da quello che leggo qui penso che tu sia una bella persona.
    v.

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